L’Isola dei corrotti

Corruzione, illeciti nella sanità, evasione fiscale, frodi finanziarie, danni ambientali ed erariali. A leggere la relazione del procuratore generale della Corte dei conti Salvatore Nottola alla voce ‘Sardegna’ vengono i brividi. E si parla solo dei casi più eclatanti.

Dice il procuratore che in relazione ai casi trattati dalla Corte dei conti, all’Italia la corruzione costa quasi 300 milioni di euro l’anno. Questa però è solo la classica punta dell’iceberg. Moltiplicate per 200 e, ora sì, avrete un dato più congruo alla reale entità del fenomeno: 60 miliardi di euro. E la Sardegna, chiaramente, non si tira indietro.

Il quadro complessivo è impietoso e racconta di un’Isola che sprofonda, minata alle fondamenta da un continuo susseguirsi di sprechi e latrocini oltre il limite della decenza. Nella relazione i nomi non ci sono, ma il risultato non cambia.

Se la ventiquattrore zeppa di soldi era il simbolo della malversazione anni ’80 e ’90, oggi la moneta di scambio tra corrotti e corruttori è sempre più spesso il mattone. Ad ogni livello: dal ladro di polli ai calibri da novanta.

C’è ad esempio il responsabile di un ufficio tecnico comunale che assegna per via diretta un appalto alla società compiacente che poi, per ricompensarlo, gli ristruttura la casa. E non è finita qui, visto che il contratto d’appalto “è stato concluso – dice Nottola – a prezzo maggiorato rispetto a quello di mercato”.

Riporta poi il procuratore generale che una Camera di commercio (quale non viene specificata) si accorge un giorno che deve ristrutturare e ampliare un centro congressi. I due pezzi grossi incaricati di seguire la faccenda che fanno? Prima assegnano l’appalto ad un consorzio di cooperative, quindi versano illecitamente nelle casse delle imprese coinvolte 500mila euro. Perché? Semplice: in cambio, l’ingegnere capo e il responsabile del procedimento per conto della Camera di commercio ne ricavano un attico e una somma in contanti pari a un diciassettesimo del valore dell’immobile.

Ma ci sono anche dipendenti pubblici che più semplicemente “approfittando di tale ruolo e mediante la falsificazione di atti, si sono impossessati di denaro pubblico”.

E che dire di un medico in forza alla Asl di Cagliari che da un lato aveva optato per l’esclusività del rapporto di lavoro (incassando dunque uno stipendio più alto), ma trovava pure il tempo per visite specialistiche private. Chi erano i pazienti? Gli stessi che il medico visitava negli ospedali pubblici e che poi dirottava nei centri privati dove lavorava. Non contento, rubava pure i medicinali dagli ambulatori della Asl e li portava in dote alle case di cura private.

Sempre in sanità, sarebbe interessante capire chi siano i generosissimi dirigenti della Asl che “in violazione di legge” hanno deciso di premiare, a pioggia, tutti i dipendenti. Prosciugando però le casse dell’azienda e usando illecitamente fondi destinati ad altri fini.

Ancora, c’è la truffa da due milioni di euro ai danni dell’Unione europea per una serie di finanziamenti pubblici destinati all’agricoltura indebitamente percepiti ed erogati, anche grazie alla compiacenza di alcuni funzionari dell’Agea. E ci sono anche sedicenti imprenditori che ottengono 605mila euro dalla Regione e anziché inaugurare una struttura per anziani autosufficienti, si mangiano i soldi in “spese di rappresentanza”. Tradotto: viaggi, ristoranti e chissà quant’altro. Della casa di riposo invece, manco l’ombra.

Pablo Sole

sole@sardiniapost.it

 

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