Licenziamenti 5Stelle Sardegna, l’Assostampa: “Sono illegittimi”

Non si possono licenziare i dipendenti quando si trovano in cassa integrazione, se non per “giusta causa” o “giustificato motivo soggettivo”. Non per “giustificato motivo oggettivo”, proprio la formula usata dall’editore di 5Stelle Sardegna per licenziare quattro suoi dipendenti. Questa mattina il concetto è stato espresso con chiarezza e perentorietà da Celestino Tabasso, presidente dell’Assostampa: “Il padrone di 5Stelle, Gianni Iervolino, non sa fare l’editore e non sa nemmeno licenziare – spiega Tabasso – noi ci opporremo in tutte le sedi a questi licenziamenti perché sono sbagliati. Ma aggiungo che se il ministero della Navigazione non finanzierebbe mai il Titanic, i fondi per l’editoria non possono andare a questo signore, perché non accetteremo questo modo di agire e non perderemo questa battaglia”
I dipendenti di 5 Stelle Sardegna, l’emittente televisiva regionale con sede ad Olbia, hanno ricevuto in queste ore le lettere di licenziamento. Dopo 11 mensilità di stipendio non percepite, si compie il destino dei dipendenti della televisione di Gianni Iervolino, imprenditore leader nel settore delle lavanderie industriali e proprietario della Marbo. Almeno tre giornalisti, un operatore e un tecnico dell’alta frequenza hanno ricevuto nell’ultima settimana le lettere di licenziamento. La Tesar comunica il licenziamento individuale ai dipendenti con la risoluzione del rapporto di lavoro per giustificato motivo oggettivo. “A causa dell’oggettiva situazione di crisi aziendale e perdita economica in cui versa l’azienda – recita la lettera consegnata per raccomandata ad almeno quattro dipendenti in queste ore – ci vediamo costretti a risolvere il suo rapporto di lavoro”.

I tecnici si dimettono in massa

Il ricorso ai licenziamenti individuali, in luogo di quelli collettivi, potrebbe essere una strategia dettata dal fatto che l’azienda ha in corso presso il tribunale di Tempio una procedura di concordato preventivo in “continuità aziendale”: il che presuppone che l’azienda debba proseguire la sua attività. Ma con quali dipendenti? Martedì sera cinque tecnici hanno consegnato nelle mani del direttore di rete, Maurizio Carta, le lettere di dimissioni, con la quale lasciano l’azienda perché dopo quasi un anno senza stipendio hanno la necessità di avere un reddito. Ma quello che lascia perplessi i sindacati in campo – Assostampa e Cisl – è il fatto che l’azienda Tesar abbia ottenuto la proroga di cinque mesi di cassa integrazione in deroga. Soldi pubblici che dovevano servire per un piano industriale e di rilancio e che, al contrario, lasciano sul campo solo i licenziamenti. “La politica regionale non finanzi più Gianni Iervolino, questo imprenditore non merita nulla – spiega Alberto Farina, segretario generale della Cisl Gallura – da parte sua la nostra organizzazione sindacale ha già tolto ogni fiducia a questo imprenditore e si comporterà di conseguenza. Ma noi siamo qui, davanti alla basilica di San Simplicio a Olbia – dove si è svolta la conferenza stampa di oggi, ndr – per ricordare alla politica regionale e locale che qui scompare una voce che ha raccontato per decenni questo territorio”.

Finanziamenti per l’editoria a rischio pignoramento?

Ora il rischio per i dipendenti è quello di non veder riconosciuti nemmeno i tre stipendi che vantano verso l’azienda fuori dagli 8 che sono sottoposti alla procedura di concordato preventivo e per i quali i dipendenti, come tutti gli altri creditori, devono raggiungere un accordo con la Tesar. Infatti tutti gli sforzi dei sindacati per far ottenere all’emittente i finanziamenti per l’editoria previsti dalla legge 448 del ’98, circa 250 mila euro, potrebbero tramutarsi nell’ennesima beffa. Da quanto risulta da indiscrezioni di fonte sindacale, sarebbero in corso procedure di pignoramento da parte di Telecom, per oltre 80 mila euro, Enpals e altre per somme inferiori. Questi pignoramenti potrebbero dunque trovare il loro sbocco naturale proprio “incassando” i finanziamenti previsti dalla legge per l’Editoria che a giorni potrebbero essere liquidati. Questo significa che i crediti vantati dai dipendenti potrebbero non essere onorati. “Chiediamo al giudice che non ammetta la Tesar al concordato preventivo “in continuità” – prosegue Farina della Cisl – qui manca il personale, da 20 dipendenti sono rimaste cinque persone: due giornalisti, una segretaria e due tecnici”. I dipendenti, quindi, hanno deciso di opporsi alla procedura di concordato “in continuità aziendale”, proposto dalla Tesar al tribunale di Tempio e che dovrebbe chiudersi ai primi di giugno. Assostampa e Cisl, insieme ai dipendenti, hanno già incontrato il commissario giudiziale per comunicargli l’opposizione a una procedura di concordato “in continuità” che non avrebbe più senso davanti a 11 stipendi non pagati e, ora, ai licenziamenti individuali.

Giandomenico Mele

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