Le contestazioni del Comune e il duo Craxi-Nicolazzi. Ecco come nasce il condono del petrolchimico

“La necessità di ricorrere al condono per regolarizzare il petrolchimico Eni di Sarroch deriva da alcune contestazioni mosse dal Comune all’azienda ai primi degli anni ’80”, ha raccontato una fonte privilegiata interpellata da Sardinia Post. “Il Comune aveva contestato a Eni il fatto che una parte dell’impianto fosse stata realizzata senza le licenze edilizie – racconta -. Ma è chiaro che uno stabilimento del genere nasce solo con tutte le carte in regola. Secondo il Comune però alcune cose erano state fatte senza licenze che invece andavano richieste. L’azienda, di contro, si difese presentando una circolare emanata qualche anno prima, nel 1977, dal ministero dell’industria (guarda). In quel documento, che era di natura interpretativa ed esplicativa, venivano individuati i lavori che necessitavano delle autorizzazioni e quelli che invece si potevano realizzare senza le carte, vale a dire le cosiddette ‘opere interne’. Secondo Eni, a Sarroch erano state realizzate solo opere interne e quindi le licenze non dovevano essere chieste, ma il Comune rese un parere diametralmente opposto”.

Ma cosa dice la circolare del 1977? Una cosa molto semplice: possono essere esclusi dall’obbligo di concessione i “lavori concernenti piccole modifiche interne”, come ad esempio gli interventi di ordinaria manutenzione. Difficile, alla luce di quanto affermato dal ministero, annoverare tra questi i 47 serbatoi dell’impianto, il sottopasso alla statale 195, la sala pompe, le torri di raffreddamento e molto altro ancora. Inoltre, “le opere in questione non debbono compromettere aspetti ambientali – dice la circolare – e paesaggistici”.

Insomma, il documento parla chiaro. La soluzione alla controversia arriva nel 1985, quando il presidente del Consiglio Bettino Craxi s’inventa il condono, tenuto a battesimo dall’allora ministro dei Lavori pubblici Franco Nicolazzi. Così i vertici del Cane a sei zampe decidono di istruire la pratica e inviano tutto al Comune di Sarroch per la sanatoria, malgrado “l’azienda fosse ancora sicura della sua posizione”, dice la fonte. Non un’ammissione di colpa, dunque, ma un modo per risolvere il contenzioso.

Dopodiché, il silenzio: il Comune non ha mai chiesto conto all’Eni e l’Eni non ha mai chiesto conto al Comune. Nel 2014 però, con la vendita imminente alla Saras, se non si chiude la pratica condono il passaggio di consegne non può avvenire. Così, ad appena trent’anni di distanza, l’azienda di Stato decide di dare un’accelerata e altrettanto fa il Comune di Sarroch, che rilascia a tempo di record un certificato di “futura sanabilità”. Ma a patto che anche il Servizio tutela del paesaggio della Regione accordi il nullaosta, visto che nel frattempo le norme sono cambiate e per ottenere il tanto sospirato via libera occorre pure il parere degli uffici di viale Trieste. Che accordano il via libera.

P. S.

 

 

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