La rivolta di medici, infermieri e oss. L’esposto: ‘Manca tutto, il Covid dilaga’

Per mesi non hanno potuto parlare. Erano minacciati di licenziamento. Ma adesso che la situazione al Sirai di Carbonia è davvero diventata una questione di vita o di morte, in trentatré hanno deciso di sottoscrivere un esposto-denuncia. Tutti insieme. Medici, infermieri e oss. Una rivolta contro la Direzione sanitaria che mai ha risposto “alle segnalazioni”. Solo in un’occasione, con una missiva addirittura piccata, una dirigente ha scritto seccata che non era il caso di “disturbare”.

Adesso però anche quel carteggi è in mano alla Procura di Cagliari. Il racconto di medici, infermieri e oss lo hanno messo nero su bianco gli avvocati Roberto Peara e Giacomo Doglio. Sono un rosario di “omissioni”, almeno secondo i lavoratori, che scorrono per dieci pagine insieme a un elenco lunghissimo di “prescrizioni sistematicamente ignorate”, si legge.

A fare da cornice all’esposto-denuncia la normativa anti-Covid fatta in casa dall’Ats sulla base delle disposizioni nazionali. Ma al Sirai di Carbonia nemmeno sul più elementare uso dei Dpi (dispositivi di protezione individuale) si va sereni. Il risultato sono una sessantina di contagi nella struttura sanitaria, tanto che il 5 gennaio tre direttori di struttura hanno addirittura proposto la chiusura dell’intero ospedale.

Mettendo sotto la lente le dinamiche del Sirai, come ricostruito nell’esposto, si fatica a capire come funzioni la catena di comando. E nemmeno si capisce perché l’assessorato alla Sanità, guidato da Mario Nieddu, continui a non muovere un dito. Eppure “nessuna camera ha delle zone filtro – hanno scritto gli avvocati Peara e Doglio -, ragion per cui la procedura di vestizione e svestizione del personale non può essere eseguita in sicurezza”.

È solo un esempio. Perché al Sirai non esiste nemmeno “alcun sistema di aerazione né percorsi idonei sporco-pulito”. Ovvero passaggi diversi per il personale che sta iniziando il turno e per quelli che invece sono già entrati in contatto coi pazienti. Mancano pure “servizi igienici idonei“. Non solo: in queste condizioni non c’è in ballo solo la salute di medici, infermieri e oss, “ma anche quella “dei propri familiari”, visto che all’ospedale di Carbonia “si lavora sotto organico, in palese violazione di ogni norma in materia di sicurezza e in spregio ai principi di cautela e precauzione”. E ciò vale anche per i pazienti ricoverati.

La Direzione sanitaria ha provato a metterci una pezza. Risultata peggiore del buco: la disinfestazione dei locali viene realizzata con un macchinario, Areosept 550‘ che sulla carta dovrebbe ‘sparare’ benessere. Invece utilizzata sostanze che si stanno rivelando altamente nocive per medici, infermieri e oss. Anche su questo spetterà alla Procura fare chiarezza come chiedono gli avvocati Peara e Doglio. Quindi accertare eventuali “fatti di reato”.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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