La cellula sarda di Al Qaeda non esiste: assolti otto presunti terroristi pakistani

Otto giorni di camera di consiglio sono stati necessari ala Corte d’Assise di Sassari per assolvere otto pakistani dall’accusa di strage e associazione per delinquere finalizzata al terrorismo di matrice islamica. Erano finiti in carcere, nell’aprile del 2015, con il sospetto di far parte di una cellula sarda collegata al gruppo terroristico di Al Qaeda, la rete del terrore di Osama Bin Laden.

I giudici hanno invece ritenuto responsabile di aver favorito l’ingresso illegale nel territorio italiano di diversi connazionali il commerciante pakistano Sultan Wali Khan, il quale stando alle imputazioni venute a cadere era a capo della presunta cellula terroristica che operava a Olbia. Al commerciante i giudici hanno inflitto dieci anni di reclusione, 80 mila euro di multa e il pagamento delle spese processuali e a quelle del mantenimento in carcere, dov’era rimasto per oltre tre anni.

Per lo stesso reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è stato condannato a 8 anni di reclusione Imitias Khan, cugino di Sultan Khan e socio in affari nei negozi di chincaglierie che i due gestivano sino al 2015, a Olbia. Per Haq Ul Zhaeb, anche lui implicato nel traffico dell’immigrazione clandestina, i giudici hanno stabilito una pena di sette anni di reclusione, mentre 4 anni di reclusione sono stati inflitti a Siyar Khan, il quarto pakistano finito nel mirino della Direzione distrettuale antiterrorismo che lo fece arrestare, in un blitz scattato il 15 aprile del 2015, nella sua abitazione olbiese. I quattro sono stati anche condannati al risarcimento dei danni in favore della presidenza del Consiglio dei ministri, che si era costituita parte civile con l’avvocato dello Stato Ivano Cermelli. I quattro, una volta espiata la pena, saranno espulsi da territorio nazionale.

Il non doversi procedere in relazione al terrorismo di matrice islamica contestato a Sultan Wali Khan e all’imam di Bergamo Muhammad Hafiz Zulkifal , limitatamente ai fatti anteriori al decreti di archiviazione del 20 settembre 2009, è stato deciso in quanto, stando alla sentenza della Corte d’Assise “l’azione penale non poteva essere iniziata in assenza di una formale riapertura delle indagini”. Per il reato di terrorismo islamico contestato all’imam Muhammad Hafiz Zulkifal, a Muhammad Siddique e Alì Zubair la Corte ha deciso lo stralcio degli atti e la trasmissione degli stessi alla procura della Repubblica di Cagliari, per l’ulteriore corso di legge. Non è stata provata, alla luce dei fatti, la gravissima imputazione di strage e associazione per delinquere finalizzata al terrorismo internazionale contestata a gran parte degli imputati dalla procura distrettuale antimafia di Cagliari, il cui Pm Danilo Tronci, a conclusione della sua lunga e articolata requisitoria aveva chiesto 4 ergastoli e 89 anni di pena complessivi per i presunti appartenenti alla cellula terroristica con base a Olbia.

Un’associazione terroristica non meglio definita, secondo l’ordinanza del presidente della Corte d’Assise di Sassari Pietro Fanile, che indica come “all’esito di una approfondita istruttoria dibattimentale la siffatta struttura organizzativa unitaria non è confermata dalle prove raccolte, essendo risultati sporadici e non sostanziali i rapporti e i legami tra Muhammad Hafiz Zulkifal (l’iman di Bergamo) da una parte e gli altri imputati indicati come vertici o partecipi della stessa struttura. Nei confronti dello Zulkifal – prosegue l’ordinanza di trasmissione degli atti alla Procura distrettuale – permangono peraltro valide le fonti di prova già indicate nel decreto che dispone il rinvio a giudizio e relative ad una sua ipotizzata attività di finanziamento, direzione e o collegamento con gruppi armati operanti all’estero, dediti alla progettazione ed attuazione di guerriglia e atti di terrorismo nonché con capi di organizzazioni religiose operanti ai limiti della legalità, senza peraltro che sia ravvisabile alcun rapporto con gli attuali coimputati”.

Nell’ordinanza si legge che “l’eventuale collegamento dello Zulkifal con una diversa compagine criminosa, alla quale risultano estranei i supposti sodali oggi a giudizio, costituisce immutazione del fatti che impone la restituzione degli atti al pubblico ministero. Analoga situazione è ravvisabile per Alì Zubair e Muahmmad Siddique, le cui attività di finanziamento di centri di cultura talebana e di diretto collegamento con unita guerrigliere operanti in territorio pakistano, non collegate ai coimputati, lasciano ipotizzare la loro appartenenza ovvero il loro collegamento con associazioni criminose distanti e distinte sia da quelle di cui all’imputazione, sia da quella riferibile a Zulkifal”.

Con la sentenza emessa a tarda sera i giudici sassaresi hanno quindi escluso l’organizzazione e la direzione della strage al mercato di Peshawar del 28 ottobre del 2009, quando morirono 145 persone, la maggior parte bambini e ragazzi, e alle altre tre stragi in capo alla ‘cellula di Al Qaeda’ olbiese, cellula che si è rivelata inesistente. Resta comunque valida e ancora percorribile la pista del terrorismo di matrice islamica intrapresa dalla procura distrettuale di Cagliari anche se non collegabile agli indagati, ma riferibile esclusivamente a tre di essi, nei confronti dei quali è stato disposto il supplemento di indagini.

Per i difensori di Sultan Wali Khan, gli avvocati Vittorio Platì di Catanzaro e Carlo Corbucci di Roma, dell’afgano Ridi Yahya Khan, difeso da Michele Santino di Foggia, di Siyar Khan, difeso da Michele Platì e Imitias Khan la sentenza della corte d’assise “deve essere valutata nel suo insieme, favorevole solamente in parte ai nostri assistiti. Valuteremo meglio la sentenza alla lettura delle motivazioni, che saranno a nostra disposizione tra alcuni mesi” hanno affermato. L’imam di Zingonia (Bergamo), Hafiz Muhammad Zulkifal è invece difeso dagli avvocati Fulvio Vitali e Omar Hegazi.

G.P.C.

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