Il mistero del cloroformio e la velenosa eredità delle miniere sulcitane

“Nell’ultima conferenza dei servizi sulle bonifiche presso il Ministero dell’Ambiente è stato rivelato che due chilometri a nord della zona industriale di Portovesme, in una falda vicino a Capo Altano, sono state rilevate tracce importanti di cloroformio. ‘Verificate immediatamente la provenienza e mettete in sicurezza’, ha ordinato il Ministero al Comune di Portoscuso e alla Portovesme srl, azienda proprietaria dell’area, ‘al fine ultimo di limitare, fino ad arrestare, la propagazione della contaminazione e proteggere il bersaglio sensibile costituito dal mare'”.

È uno dei passaggi più preoccupanti – insieme con i dati sulla contaminazione del territorio – contenuti nella corposa relazione firmata dal consulente pisano Nedo Biancani, che per oltre un anno ha analizzato e monitorato tutta l’area di Portoscuso, su input del sindaco Giorgio Alimonda. I risultati, così come riportati nell’ultimo report dell’Arpas, sono scioccanti (leggi). Ma oltre ai dati da far tremare i polsi, dal lavoro di Biancani emerge un inquietante sospetto, ovvero che il territorio sia utilizzato al pari di un discount dello smaltimento illegale e a costo zero.

Ora: si sospetta che il cloroformio sia cancerogeno e dovrebbe essere al bando da anni nella produzione industriale. E infatti “la Portovesme srl, della multinazionale Glencore, nella zona in cui è stato trovato il cloroformio non ha mai svolto attività industriale”. E mentre “gli accertamenti sull’origine della sostanza sono ancora in corso”, ha detto il coordinatore del Piano Sulcis Tore Cherchi, è stata avanzata anche l’ipotesi per cui “qualcuno, in quei terreni – scrive Biancani – ha scaricato abusivamente residui di una qualche lavorazione industriale, naturalmente illegale”. Ma nemmeno si esclude che a contaminare la falda abbiano fortemente contribuito i materiali di risulta delle vicine miniere di carbone di Seruci o Nuraxi Figus. D’altronde, i dati raccolti nei principali centri minerari del Sulcis, raccontano che a contaminare il territorio non hanno concorso solo le industrie: un ruolo chiave l’ha giocato pesantemente anche lo sviluppo minerario.

Diciassettemilazerosessantatré. Sono i milligrammi di zinco contenuti in un chilogrammo di suolo prelevato dagli esperti dell’Arpas nell’area dell’ex stazione ferroviaria di Cortoghiana. 17.063 milligrammi, contro il limite massimo che la legge fissa a 150 mg/kg. Centotredici volte oltre il consentito. Il record poco invidiabile è stato ‘omologato’ nel giugno del 2014. Va detto che sei mesi dopo la presenza di zinco si è ridotta a 8.446 milligrammi al chilo. Invariato il limite di legge, fermo a 150. I dati raccolti nel piccolo centro minerario figlio del periodo fascista, sono tra i più drammatici e inquietanti tra quelli contenuti nel più recente report dell’Arpas (leggi) sullo stato di salute dell’Iglesiente. A metà strada tra i giacimenti di Nuraxi Figus e Bacu Abis e nel bel mezzo del distretto carbonifero del Sulcis, a Cortoghiana non è solo la sconcertante concentrazione di zinco a lasciare esterrefatti: il suolo è saturo di arsenico, con livello compresi tra i 307 e i 337 milligrammi. Limite di legge: 20. Ovvero 16 volte sopra soglia. Non meno preoccupanti i dati sulla concentrazione di piombo – che oscilla tra 1.943 e 2.154 mg/kg. quando non dovrebbe superare i 100 mg (oltre 200 volte sopra soglia) – e rame, i cui valori sono compresi tra 373 e 455 mg/kg., con un limite di legge pari a 120. Da notare che, rispetto ai dati del 2013, la situazione è enormemente peggiorata. Numeri da far venire i brividi, simili a quelli riscontrati nel territorio di Portoscuso.

  • La mappa con i risultati dell’ultimo monitoraggio Arpas sui suoli (per visualizzare i risultati, cliccare sulle icone)

Per trovare dati simili a quelli registrati a Cortoghiana, occorre arrivare al Villaggio Normann, minuscola frazione di Gonnesa sorta alla fine dell’800 per ospitare i lavoratori della vicina miniera di San Giovanni. Lo zinco oscilla tra 6.975 e 5.524 mg/kg. Limite consentito: 150 mg/kg. Dati stratosferici anche per la concentrazione di piombo nel suolo, con valori tra 3.340 e 2.668 milligrammi. Soglia di legge: 100. Nel giugno del 2014 i livelli di cadmio hanno superato di 35 volte la soglia di legge (70 mg/kg. contro i 2 consentiti), mentre a dicembre ci si è fermati a 40 mg/kg.

A Genna Corriga, una manciata di case a valle della miniera di barite di Barbusi, il piombo è arrivato a 420 mg/kg. (valore massimo consentito: 100 mg/kg.), lo zinco a 353 mg/kg. (150 mg/kg.) l’arsenico a 66 milligrammi (20 mg/kg.).

A Gonnesa gli sforamenti dei livelli di legge sono stati registrati in tutti i punti di prelievo. Tra i dati più preoccupanti, i livelli di piombo e zinco. In località Pintixedda lo zinco ha toccato quota 1.651 milligrammi, il piombo 290, con limiti di legge rispettivamente di 150 e 100 mg/kg. Concentrazioni relativamente limitate a San Giovanni Suergiu, con il superamento dei limiti di zinco nelle località Is Bingias, Is Lais Caporalis e Podere Noce.

Pablo Sole

sole@sardiniapost.it

 

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