Guerra tra Fiordalisi e il tribunale per il dissequestro delle suite del Romazzino

“Il provvedimento di dissequestro delle ville del Romazzino è illegittimo”. Si configura come una guerra tutta interna al tribunale di Tempio Pausania quella che sta conducendo il procuratore capo Domenico Fiordalisi contro le decisioni del tribunale del Riesame. Il capo della Procura di Tempio, Domenico Fiordalisi, questa mattina ha depositato in Cassazione due ricorsi. Il magistrato contesta sia l’ordinanza del 2 ottobre scorso, con la quale i giudici avevano ordinato il dissequestro delle sei suite dell’hotel Romazzino, sia un provvedimento successivo, risalente al 6 ottobre ed emesso dal Riesame stesso, con il quale è stato corretto il testo. Una seconda ordinanza, della quale la Procura non era stata informata, se non a cose fatte, e senza che le parti fossero state convocate in udienza così come previsto dal codice di procedura penale. Per questo la Procura ne chiede l’annullamento.

Lo scontro sul presupposto che le opere siano ricomprese nella fascia di inedificabilità

Ma non è solo l’aspetto formale ad essere contestato dal capo della Procura gallurese. Fiordalisi, infatti, sostiene che l’ordinanza di dissequestro formulata dal tribunale del Riesame, sia basata sostanzialmente sul presupposto che le sei ville e le sette piscine realizzate ex novo e finite nel mirino della magistratura non rientrassero all’interno della fascia inedificabile dei 300 metri dal mare. Un presupposto che però confligge con una relazione che era stata allegata agli atti dallo stesso Fiordalisi, in cui sono riportate con precisione millimetrica le misurazioni effettuate dai consulenti della Procura e dalle quali si concluderebbe che le opere finite sotto sequestro sono collocate in realtà in piena fascia di rispetto. La Procura si spinge anche oltre nelle sue valutazioni, sottoposte ai giudici di Cassazione, sostenendo che la seconda ordinanza del Riesame emessa in data 6 ottobre consisterebbe infatti in una mera correzione del testo. Secondo la Procura, in sostanza, nella seconda ordinanza, i giudici avrebbero cercato di rimediare all’errore commesso in precedenza, creando però, secondo Fiordalisi, un vulnus al provvedimento stesso perché l’ordinanza non poteva essere emessa senza convocare le parti in udienza e perché, se errore c’è stato, non si capisce per quale motivo non abbia condotto alla revoca del provvedimento di dissequestro. Da qui la richiesta alla Cassazione di annullare entrambi i provvedimenti del tribunale del Riesame di Tempio.

Il provvedimento di dissequestro del Riesame

Un vero pasticcio, dunque, che rischia di aprire un conflitto pericoloso tra la Procura e i giudici del Riesame. Il tribunale del Riesame aveva infatti dissequestrato le sei Family Suite dell’hotel Romazzino una settimana fa, le stesse che erano state messe sotto sequestro probatorio, poco meno di un mese fa, dalla procura della Repubblica di Tempio. I giudici del riesame, accogliendo le istanze avanzate dall’avvocato Antonella Cuccureddu, legale dell’amministratore delegato di Sardegna Resorts, Mariano Pasqualone, avevano osservato come il sequestro probatorio fosse del tutto immotivato in quanto, in riferimento alla situazione ambientale di cui si discute “non risulta, come affermato dalla pubblica accusa, che le costruzioni oggetto del sequestro insistano nella fascia di rispetto dei trecento metri dalla linea di battigia. Inoltre – spiegavano i giudici nella motivazione della decisione che aveva portato al dissequestro penale – il possibile inquinamento probatorio posto dal Pm a base del suo provvedimento cautelare non pare sia allo stato ravvisabile, dal momento che la situazione di fatto è ormai cristallizzata ed eventuali lavori volti ad eliminare le tracce del reato o a portarlo a ulteriori conseguenze potrebbero essere ben documentati da aerofotogrammetrie, o più semplicemente da fotografie e filmati, senza così arrecare ulteriori e ingenti danni economici alla società che gestisce il bene oggetto del sequestro medesimo”. La risposta del procuratore capo della Repubblica Domenico Fiordalisi non si era fatta attendere. Il capo della Procura aveva da subito iniziato a predisporre il ricorso in Cassazione, che è stato presentato questa mattina.

La questione dei 300 metri dal mare dietro un sequestro che ha fatto rumore.

La contestazione sulla linea di confine dei trecento metri sarebbe, secondo Fiordalisi, del tutto immotivata dal momento che la Procura ha già contestato alla Sardegna Resorts una ulteriore serie di irregolarità commesse proprio oltre le distanze demaniali, verso la spiaggia, contestazioni che verranno ufficializzate nel corso della annunciata “ispezione dei luoghi”, un atto giudiziario già notificato ai cinque indagati – i professionisti cagliaritani Tonino e Raimondo Fadda, Antonello Matiz in qualità di responsabile del settore tecnico e urbanistico del Comune di Arzachena e dei manager dellla Costa Smeralda Aleksandra Dubrova, già amministratore delegato della Sardegna Resorts ai tempi della Colony Capital di Tom Barrack e l’attuale amministratore della stessa società, Mariano Pasqualone – che vedrà impegnati, il prossimo 15 ottobre, i consulenti tecnici della Procura che avrebbero rilevato irregolarità nel corpo principale dell’Hotel Romazzino.

A settembre i sigilli a sei suite del Romazzino

L’ampliamento dell’hotel Romazzino sarebbe il risultato del presunto accordo corruttivo contestato all’ingegnere Tonino Fadda e al funzionario comunale Antonello Matiz. Su queste basi lo scorso 11 settembre i carabinieri di Porto Cervo, su ordine del pm Fiordalisi, avevano posto sotto sequestro le sei Family Suite, tutte con piscina, più un’altra piscina dell’albergo di Porto Cervo. Secondo la Procura di Tempio, le opere sarebbero state realizzate in violazione del Piano paesaggistico regionale. Il decreto di sequestro probatorio, firmato dal gip Marco Contu, vedeva come indagati, solo per le violazioni delle norme urbanistiche, la ex manager di Sardegna Resorts, Aleksandra Dubrova e l’attuale presidente, Mariano Pasqualone. Nel 2010 il Comune di Arzachena aveva rilasciato le concessioni per la ristrutturazione degli alberghi della Sardegna Resorts (oggi controllata dalle holding del Qatar) e nella primavera del 2011 il Tar, su richiesta di alcuni confinanti, aveva disposto la chiusura del cantiere del Romazzino. Nel provvedimento in oggetto i giudici amministrativi sostenevano come le autorizzazioni fossero illegittime, perché violavano il Ppr. Il contenzioso amministrativo venne superato nel 2011 grazie a un accordo privato che consentì di riprendere i lavori. Prima dell’arrivo del ciclone Fiordalisi.

Giandomenico Mele

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