Gli ambientalisti: “No alle ricerche di idrocarburi nel santuario dei cetacei”

“Gli speculatori dell’energia devono essere respinti una volta per tutte dal santuario naturalistico del Mediterraneo: lasciate in pace balene, delfini, tartarughe e ogni altro essere vivente del mare”. Il Gruppo di Intervento Giuridico, associazione ecologista che da anni si batte nell’isola per difendere i diritti della natura e degli animali, ha scelto la linea dura contro il progetto di una società norvegese che mira a cercare idrocarburi vicino alla costa della Sardegna Occidentale: gli ambientalisti hanno inviato oggi un atto di intervento per fornire la propria valutazione alla procedura V.i.a. che sarà elaborata dall’Ispra in merito alla proposta di ricerca.

L’atto di intervento del Grig, documento previsto dal codice di procedura penale come intervento volontario, è stato inviato al Ministero dell’ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare come titolare del procedimento e ha chiamato in causa il Servizio valutazione impatti (S.A.V.I.) della Regione autonoma della Sardegna, il Parco nazionale dell’Asinara, il Parco naturale regionale di Porto Conte, l’Area marina protetta del Sinis – Mal di Ventre e tutti i comuni della costa ovest dell’isola (Alghero, Bosa, Cuglieri, Magomadas, Narbolia, Porto Torres, San Vero Milis, Sassari, Stintino, Tresnuraghes, Villanova Monteleone).

Il progetto di ricerca “s.2 E.P.TG” è stato presentato al Governo italiano, Ministero dello Sviluppo Economico, nel giugno scorso dalla società TGS Nopec Geophysical Company Asa: si tratta della richiesta del permesso per la prospezione a mare in una vasta area marina tra la Sardegna, la Corsica e la costa francese. La prospezione riguarda un settore di quasi 21 mila chilometri quadrati, e prevede, secondo quanto scrive il Grig in una nota, “una prima fase comprendente una campagna di indagini geofisiche per l’acquisizione di dati di tipo 2D, seguita da una successiva campagna di acquisizione di dati 3D. Secondo quanto dichiarato dalla compagnia nel progetto, le linee di acquisizione 2D si estenderanno per una lunghezza complessiva di circa 7,818 km, mentre l’area dove verrebbero sviluppate le indagini geofisiche per l’acquisizione di dati 3D sarebbe stimata in 6.000 chilometri quadrati”.

Una porzione di mare ampia, che come ricordano gli ambientalisti è contigua al ben noto Santuario Pelagos, il Santuario per i Mammiferi marini istituito come area marina protetta di interesse internazionale e area specialmente protetta di interesse mediterraneo in base a un accordo internazionale sottoscritto a Roma il 25 novembre 1999, ratificato con legge n. 391/2001.

Secondo gli ambientalisti, l’attività di ricerca di idrocarburi per cui oggi la società norvegese chiede il permesso non sarebbe compatibile con la presenza dell’area marina protetta: “L’attività di prospezione a mare generalmente consiste in ‘spari’ di aria compressa per un tracciato complessivo di migliaia di km e per un periodo di 10 settimane. I suddetti ‘spari’ hanno una cadenza ravvicinata, uno ogni 5-15 secondi, con intensità sonora variabile fra 240 e 260 decibel, intensità superata in natura solo da terremoti ed esplosioni di vulcani sottomarini. Al contrario di quanto sostenuto dalla società che oggi chiede il permesso al Ministero (“gli impatti ambientali nel complesso non sono risultati né elevati né irreversibili”), come documentato scientificamente il danno alle specie di Cetacei e di Tartarughe marine ben presenti nell’area marina interessata sarebbe devastante, sia sul piano uditivo che sotto il profilo dell’orientamento, come riportato dalla letteratura scientifica. Altrettanto potrebbe ipotizzarsi per le specie ittiche, anche di interesse commerciale, con indubbi riflessi negativi sull’economia del settore della pesca”. Per sostenere l’iniziativa degli ambientalisti, il Grig mette a disposizione di cittadini, comitati, associazioni il fac simile dell’atto di intervento del procedimento di V.i.a. da compilare e inviare entro il 3 aprile prossimo, si può richiedere via email all’indirizzo grigsardegna5@gmail.com.

Il 24 giugno scorso un altro progetto di ricerca nella stessa area marina, presentato dalla società Schlumberger Italiana spa, era stato bocciato dall’Ispra: anche in quell’occasione il Gruppo di Intervento Giuridico aveva inviato un atto di intervento che era riuscito a influire sulla decisione finale del Governo.

Francesca Mulas

 

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