Fotovoltaico, sequestri in Sardegna: tra gli indagati anche Valerio Veltroni

C’è anche il fratello di Walter Veltroni, Valerio, tra gli indagati della maxi inchiesta relativa a una presunta truffa sul fotovoltaico. Con loui altre cinque persone. L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza e dal Corpo forestale oggi ha portato a sequestro preventivo di due impianti fotovoltaici e 280 tra conti correnti, cassette di sicurezza e quote societarie. L’operazione  denominata “Eclissi” ha portato alla scoperta di un’ingente frode al bilancio nazionale da parte di imprese operanti nel settore delle energie alternative. Nel mirino dei finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Cagliari e degli ispettori del Corpo Forestale e di vigilanza ambientale della Sardegna sono finiti i responsabili e soci della Enervitabio San Giovanni ed Enervitabio San Nicola. Si tratta di Paolo Magnani, Efisio Muntoni, Paolo Franco Balia, Giovanni Battista Massa e Roberto Bachis. Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato e di lottizzazione abusiva. L’ordine è partito dal gip di Cagliari su richiesta del pubblico ministero Daniele Caria.

I provvedimenti cautelari riguardano due impianti fotovoltaici nel territorio di San Giovanni Suergiu e di Santadi, oltre a 130 tra fabbricati e terreni tra la Sardegna e l’Emilia Romagna, e 16 milioni di euro tra conti correnti, cassette di sicurezza e quote societarie, per “indebiti vantaggi ottenuti in maniera fraudolenta”. L’indagine ha consentito di svelare che il meccanismo di frode si è realizzato attestando che l’attività esercitata dalle due aziende sarebbe stata prevalentemente agricola, anziché rivolta essenzialmente alla produzione di energia.

Inoltre il sodalizio ha raggirato il Gestore dei servizi energetici, presentando un progetto totalmente difforme da quello approvato dagli uffici comunali, ricorrendo così anche in responsabilità penali in materia di lottizzazione abusiva. Ma non solo. Le Fiamme gialle hanno anche analizzato il quadro economico-finanziario delle due imprese che si erano attribuite falsamente la qualificazione di “aziende agricole”, beneficiando così del regime tributario agevolato, quando in realtà avrebbero dovuto avere un carico fiscale ben più pesante. In questo modo hanno scoperto che non erano stati dichiarati ricavi per 21 milioni di euro e inseriti in bilancio costi non deducibili per altri 2,1 milioni. Su questo fronte sono ancora in corso le indagini.

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