Fondazione di Sardegna capofila, il progetto per le start up dell’area mediterranea

La Fondazione di Sardegna ha messo le ali ai sogni. Tutto ha preso forma – e si è snodato – attraverso Medst@Rts, un progetto che mette insieme i rapporti di buon vicinato tra Europa, Maghreb e Medio-Oriente. Quindi ecco, oltre all’Italia, Grecia, Libano, Palestina e Tunisia.

La prima notizia è che, grazie Medst@Rts, finanziato dall’Unione europea, sono state sostenute economicamente 64 start up dell’area Mediterranea, punto d’arrivo di un percorso durato trentatré mesi sotto il segno dell‘inclusione sociale e del sostegno ai giovani e ai disoccupati, ovvero l’anello fragile delle società. A ogni latitudine.

La Fondazione di Sardegna ha guidato Medst@Rts da capofila, a partire dai 2,5 milioni di contributo europeo nell’ambito del programma Eni Cbc Med, di cui nella Regione Sardegna c’è un apposito ufficio che svolge il ruolo di Autorità di gestione. Ma la rosa dei partner è molto più ampia e abbraccia l’intero bacino del Mare nostrum chiamato a cooperare: dentro ci sono la Sfirs, la Finanziaria della Regione, sempre in quota italiana, la Camera di cooperazione Italo-Araba, la Camera di Commercio di Achaia (Grecia) e quella di Sfax (Tunisia). Per la Palestina ecco Leaders e ancora la Camera di Commercio di Sidone e del Sud del Libano. La Fondazione Collegio Europeo di Parma ha preso parte all’iniziativa in qualità di partner associato.

Medst@Rts, col suo sostegno ai giovani e ai disoccupati, ha permesso di finanziare soggetti che altrimenti sarebbero rimasti fuori dall’accesso al credito, proprio per via della loro impossibilità a garantire  la restituzione del prestito. Soggetti non considerati ‘bancabili’ e invece messi nelle condizioni di sviluppare nuove opportunità professionali.

Tra le 64 start up del progetto Medst@Rts, il 17 per cento sono (11 in numeri assoluti). Insieme a tutte le altre hanno potuto usufruire intanto di un supporto a livello tecnico, tramite consulenze specialistiche, formazione aziendale con l’affiancamento di lavoratori esperti e cicli di aula sulla creazione e la gestione d’impresa. Le start up spaziano dall’artigianato al design, dal turismo ai prodotti agroalimentari. Poi ecco i servizi alla persona, la valorizzazione del patrimonio culturale, la salute, l’educazione e la mobilità sostenibile. Il management ha tra i 18 e i 40 anni. Oltre alle App sono stati sviluppati servizi digitali.

La pagina della cooperazione euro-mediterranea non si esaurisce con Medst@Rts: è in fase di lancio il portale Funding Observatory (https://fundingobservatory.eu/), una piattaforma con la quale saranno diffuse le nuove opportunità di accesso al credito per le piccola realtà imprenditoriali. Come dire: chi non è riuscito a salire su questo treno, saprà con certezza quando passeranno i prossimi.

Eni Cbc Med è frutto di due acronimi. Eni sta per (European Neighbourhood Instrument), mentre Cbc è la sigla di Cross-Border Cooperation. Il tutto all’interno dell’Area mediterranea, ciò che rende l’iniziativa – in termini finanziari e rispetto ai Paesi coinvolti (Italia, Cipro, Egitto, Francia, Giordania, Grecia, Israele, Libano, Malta, Palestina, Portogallo, Spagna e Tunisia) – il più grandre progetto di cooperazione multilaterale e transfrontaliera. In totale sono stati messi a correre 209 milioni per contribuire a uno sviluppo equo, sostenibile e comune tra le due sponde del Mediterraneo. Le sovvenzioni hanno abbracciato l’innovazione, la gestione sostenibile delle risorse idriche, la promozione delle energie rinnovabili e la tutela delle zone costiere.

Il programma Eni Cbc Med è partito nel 2007, da subito con la gestione affidata alla Regione Sardegna. Gli uffici dell’Autorità di gestione si occupano di stilare i bandi, gestire i rapporti con la Commissione europea e i rappresentanti dei tredici Paesi che cooperano. Garantito anche il supporto all’implementazione dei progetti, così come la loro promozione. “Favorire un dialogo costruttivo e positivo tra tutti gli attori coinvolti oltre le complesse dinamiche geopolitiche in uno spirito di cooperazione e condivisione, rappresenta il Dna del nostro impegno”, dice la direttrice Antonella Giglio.

Con il programma Eni Cbc Med sono attivi ottanta progetti, portati avanti malgrado i limiti della pandemia e pur nel complesso quadro politico che investe lo spazio della cooperazione. Ostacoli enormi che non hanno impedito ai giovani imprenditori, alle cooperative di donne, agli agricoltori e ai ricercatori, così come a Comuni e comunità locali, di raggiungere importanti obiettivi sfruttando i vantaggi concreti offerti dall’iniziativa. E sempre con ricadute positive nei territori, quindi al di fuori del perimetro strettamente aziendale.

Tra le 64 start up finanziate, c’è la sarda Veghu, specializzata nella produzione di formaggi 100 per cento vegetali. Sede a Bidonì, nell’Oristanese. Con l’accesso al credito garantito da Medst@Rts, l’azienda ha potuto registrare Veghu come marchio internazionale e disegnarne l’identità visiva, ma anche di “acquistare un condizionatore per il laboratorio e sostenere i costi di messa a norma degli impianti di produzione”, come risulta dalla scheda del fondatore Marcello Contu.

All’interno di Eni Cbc Med, con un fondo da un milione di euro, verrà sostenuto un nuovo progetto chiamato ReSt@rts. L’obiettivo è dare continuità al supporto delle start up ampliando gli strumenti finanziari a disposizione dei giovani imprenditori. Non solo: la Regione Sardegna è stata confermata, per il terzo mandato consecutivo, Autorità di gestione di un nuovo programma transanazionale denominato Next Med. Riguarda sempre l’area mediterranea. Dice ancora la direttrice Giglio: “Si tratta di un importante riconoscimento che evidenzia la fiducia dei Paesi partecipanti e della Commissione europea nel lavoro portato avanti con impegno dagli uffici regionali competenti e nella loro capacità di operare in modo professionale in un’area geografica di grande complessità geopolitica”.

Sempre dagli Uffici della Regione è partito, per Eni Cbc Med, un nuovo documento di programma non più allargato a tredici Stati, ma addirittura esteso a due nuovi Paesi, precisamente l’Algeria e la Turchia. Si attende adesso il verdetto di Bruxelles che dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno. Il nuovo tassello della cooperazione amplia ancora il perimetro d’azione includendo i temi legati al cambiamento climatico, all’economia circolare e alla gestione dell’acqua. Chiesto anche un incremento del budget rispetto alle risorse attuali per un totale di 253 milioni di euro. Di questi il 40 per cento sarà vincolato e destinato a questioni specifiche come il sostegno alla transizione ecologica, dando slancio al Green Deal europeo anche nella riva sud del Mediterraneo. Dopo il via libera da Bruxelles, i primi bandi sono previsti dalla metà del 2023.

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