Eurallumina, i russi pronti a investire. Ma chiedono il dissequestro del bacino dei fanghi rossi

Lo stabilimento Eurallumina di Portovesme potrebbe riprendere a funzionare già nel 2014. La Rusal conferma la volontà di investire, con la costruzione della caldaia e la produzione di allumina. Ma i russi – oggi in visita in Sulcis – hanno posto una condizione: quando si concluderà il percorso burocratico, avviato in autunno con la firma del cosiddetto “Addendum”, dovrà essere risolta la questione del bacino dei fanghi rossi. Entro quattro mesi, insomma, il sito dovrà essere utilizzabile per lo stoccaggio dei residui della lavorazione industriale, pur con tutte le restrizioni e precauzioni. Il punto è il dissequestro del bacino. Lo hanno ribadito ai rappresentanti sindacali della categoria dei chimici e ai delegati della Rsu il responsabile del Settore Allumina della multinazionale russa, Valeri Matvienko, e il presidente del Cda di Eurallumina, Kirill Bezzubov, in visita allo stabilimento dopo un incontro con gli amministratori del Comune di Portoscuso. A destare preoccupazione tra i sindacati, che guardano in maniera positiva la visita in Sardegna dei vertici del colosso russo, è proprio l’incognita bacino fanghi rossi. “Il percorso relativo all’Addendum sta andando avanti – spiega Francesco Garau, segretario provinciale della Filctem-Cgil – è chiaro però che se non si risolve la questione relativa al dissequestro tutto si ferma”.

A novembre dovrebbe concludersi lo studio di fattibilità della costruzione della caldaia necessaria per la produzione di vapore. “Non solo, in quel periodo – spiega Garau – dovrà essere definito l’iter per i finanziamenti alla Newco”. Dello stesso parere anche Nino D’Orso, segretario provinciale della Femca Cisl e componente del direttivo regionale dell’organizzazione sindacale, che giudica “positivo l’interessamento e il fatto che i vertici russi siano arrivati in Sardegna”. Non nasconde una certa preoccupazione, però, per la questione del bacino dei fanghi rossi. “C’e’ fiducia che una volta consegnate le prescrizioni necessarie possa essere dissequestrato, anche perche’ la condizione necessaria perchè tutto possa riprendere a funzionare e’ proprio quella che ci sia il bacino utilizzabile”. Cauto ottimismo anche da parte dei delegati della Rsu, che guardano con positività la conferma dell’interesse da parte della Rusal verso lo stabilimento di Portovesme, e con qualche preoccupazione il tempo che passa prima che venga dissequestrato il bacino dei fanghi rossi.

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