Covid, mascherina tolta per la movida. Matteo Porru: ‘Una cazzata non usarla’

Bar e ristoranti pieni per il primo week-end della Sardegna in zona bianca. Una boccata d’ossigeno per il settore della ristorazione che da mesi aveva l’obbligo di chiudere alle 18. Ma insieme ai locali stracolmi di clienti, nelle strade della movida, soprattutto nel week-end, si è assistito anche a un’amara sorpresa: troppi ragazzi non hanno indossato la mascherina. Sardinia Post raccoglie quindi l’invito di Matteo Porru, un premio Campiello Giovani già alle spalle, talento puro della nuova generazione italiana di scrittori, definito da ‘D’ di Repubblica uno degli under 25 più promettenti al mondo. Pubblichiamo integralmente il post che Porru ha postato questa mattina sulla propria pagina Facebook. È molto più di un appello. È una pagina di responsabilità civica e civile.

Sono un ragazzo di vent’anni. Noi ragazzi la pandemia l’abbiamo pagata cara, tanto, molto più di quanto la gente pensa, perché dai sono ragazzi e si adattano, perché sono ragazzi e hanno tempo. Come se non sapesse, la gente, che è da ragazzo che hai fame e ti mangi il mondo, che è da ragazzo che hai bisogno degli altri, di sfogarti, di abbracciarti. Del contatto fra corpi, degli sguardi d’intesa, di capirti più in fondo, di accettarti anche dentro. Vedo tanti ragazzi che camminano per la mia città. Qualcuno senza mascherina. E mi arrabbio. Ragà, abbiamo pagato caro, ma non potevamo fare altro. Non abbiamo avuto scelta.

Nessuno chiederà mai scusa per quello che abbiamo perso, perché nessuno ha sbagliato, non c’è un colpevole. Ma se andiamo in giro senza mascherina, l’errore lo facciamo noi. Se andiamo in giro fregandocene, ma sì ricominciamo porcatroia voglio vivere, e dimentichiamo il prezzo che abbiamo pagato, pagheremo ancora. Di più. Se andiamo in giro come se non fosse successo nulla, siamo irresponsabili, cretini e pure ingenui. Aperitivo fuori? Facciamolo all’aperto, distanziati. Un amico ci offre un passaggio? Seduti dietro, con mascherina. Inciso: la mascherina copre naso e bocca, entrambi, non uno dei due a caso. È una rottura di palle? Sì. Possiamo fare altro? No. Perché dobbiamo farlo? Perché sì, perché è giusto, per rispetto di chi non c’è più, di chi sta lottando, della nostra famiglia, degli amici, di chi potremmo contagiare, di noi stessi.

E allora parlo a te. Sì, tu che dici come prima ma come prima, ora, non si può. Tu che mi passi vicino e mi guardi male perché ho una mascherina (come se tu non la tenessi, a scuola) ma sono io che guardo male te. Tu che dici che non ci respiri, fidati che respiri benissimo. Tu che non ne puoi più, neanche io ne posso più. Ma non possiamo fregarcene. Non dobbiamo fregarcene. Quindi, caro tu, se domani ti invitano a casa di amici e siete in ottanta tu non andare e dillo a tutti, che stanno facendo una cazzata. Sii prudente, stai attento. Non so quando ne usciremo. Non lo so più. Ma un giorno farai il trasloco per andare a vivere dove vorrai e troverai un pacco di mascherine, una decina, ancora perfette. Sorriderai e dirai cazzo, meno male che è finita. Ma non trovarti davanti a quel pacco a dire cazzo, se le avessi indossate. Ma non è ancora arrivato, quel giorno, caro tu. Ora serve prudenza, ora serve attenzione. Spero la avrai. Buona vita.

Matteo Porru

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