Caso Becciu, in Aula le dichiarazioni spontanee: “Per me solo gogna mediatica”

Ha ribadito con forza la sua assoluta innocenza. “Per me, sacerdote, non sarà facile parlare perché dilaniato da un profondo dissidio interiore, in quanto se da una parte la ricerca della verità giudiziaria m’impone di dire quanto so, dall’altra parte la mia identità sacerdotale mi porta a perdonare, a non sbandierare il male compiuto da altri, ad essere ricco di misericordia verso chi ha sbagliato, secondo quanto ci ricorda spesso Papa Francesco“. Sono le parole dell’ex cardinale Angelo Becciu, già sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato Vaticana, in un testo di dichiarazioni spontanee rese nel processo sugli immobili della Santa Sede, dove ha ribadito “con forza la mia assoluta innocenza”.

Soffermandosi sull’ipotesi di peculato in favore della Cooperativa Spes di Ozieri retta dal fratello Tonino ha rivendicato “l’assoluta correttezza” delle sue condotte e ripetuto “come le uniche contribuzioni oggetto di contestazione, che sono poi le uniche somme che nei sette anni vennero elargite dalla Segreteria di Stato, nel 2015 e nel 2018, come è stato documentalmente provato hanno avuto una destinazione caritativa”. “Devo qui ed ora esprimere una forte e vibrata indignazione per come questo rapporto è stato distorto con illazioni offensive, di infima natura, lesive – anche – della mia dignità sacerdotale. Credo che questo atteggiamento tradisca un simile trattamento sarebbe stato riservato ad un uomo”.

Il cardinale ha anche parlato del caso di presunto peculato che lo coinvolge insieme all’ex manager sarda Cecilia Marogna. Becciu ha dapprima ringraziato il Papa per averlo dispensato dal segreto pontificio sulla vicenda, la cui opposizione – ha detto – “non era certo finalizzata alla tutela della mia persona, ma, vista la delicatezza della materia, solo ed esclusivamente a quella del Santo Padre e della Sede Apostolica”.

“Il Santo Padre ha disposto diversamente e io approfitto, ora, di questo momento per ringraziarlo pubblicamente di avermi dispensato dal rispetto del segreto, consentendomi così da poter parlare liberamente e difendermi con totale trasparenza”, ha aggiunto. Ha quindi ricostruito il suo “rapporto di conoscenza con la signora Marogna, dopo quasi due anni di silenzio, serbato nel più profondo rispetto per il Tribunale ed in attesa di questo momento di chiarimento”.

I rapporti con Cecilia Marogna

“Conobbi la signora Marogna nel 2016, quando la stessa mi richiese un colloquio. Ne apprezzai da subito la competenza in materia di geopolitica e di intelligence – ha ricordato Becciu -. La signora si propose per una collaborazione professionale con la Segreteria di Stato su queste materie di sua elezione. Preciso che non la intesi come richiesta di impiego ma come semplice offerta di collaborazione esterna”.

Per tale ragione “la inviai dal Comandante della Gendarmeria, dott. Giani, il quale la ricevette. Lo stesso, poi, m’informò di aver tratto dall’incontro una buona impressione, ma che non vi era possibilità, nell’immediato, di accogliere la sua proposta”. Ad accrescere la fiducia verso la donna, anche “una serie di incontri ad alto livello istituzionale promossi proprio dalla signora Marogna: ad esempio, con i Generali Carta e Caravelli, avvenuti a partire dall’ottobre 2017, che la stessa patrocinò, partecipandovi a propria volta, nei quali potei ulteriormente misurare la sua competenza, anche desumendola da queste qualificate conoscenze professionali”.

“La stessa, peraltro, ebbe modo di presentarmi l’allora parlamentare europeo Lorenzo Cesa, con il quale aveva svolto attività di collaborazione istituzionale”. Becciu pensò di avvalersi della collaborazione di Cecilia Marogna in occasione del rapimento, avvenuto in Malì il 7 febbraio 2017, di suor Gloria Cecilia Navaes Goti, Francescana di Maria Immacolata, di nazionalità colombiana. Poi ritornata alla libertà il 10 ottobre 2021.

“La signora mi riferì di un’agenzia inglese di intelligence, Inkerman, con la quale, a suo dire, si sarebbe potuta interfacciare proficuamente attivandosi per tutte le operazioni necessarie alla liberazione di Suor Gloria – ha spiegato -. Così, in una delle udienze di tabella esposi al Santo Padre la questione e le prime considerazioni maturate. Egli rimase contento che ci si adoperasse per la liberazione della religiosa e intese immediatamente la necessità di non esporre il Vaticano ad una inutile, ed anzi dannosa, pubblicità”.

“Mi diede l’autorizzazione a procedere”, e successivamente “incontrai a Londra, nella prima metà del gennaio del 2018, funzionari dell’agenzia Inkermann. Alla presenza della signora Marogna, che aveva organizzato dietro mia richiesta l’incontro”. Ottenute le successive autorizzazione del Papa, “confermo, dunque, che la signora Marogna si occupò delle operazioni di sicurezza finalizzate alla liberazione di Suor Gloria. Il credito fiduciario conseguito nei modi descritti, insieme alla connaturata riservatezza di questo genere di operazioni, mi indusse a riporre la massima fiducia nel suo operato, seguendo le indicazioni che di volta in volta dalla stessa ricevevo, sempre corredate da informative circa le attività svolte e da svolgere”.

“Quanto ai versamenti che mi vengono contestati, desidero puntualizzare che gli stessi furono disposti – sempre su indicazione della signora Marogna – su conti correnti che la stessa di volta in volta mi indicava, e che ho sempre ritenuto relativi all’operazione-trattativa condotta da Inkerman e, dunque, finalizzati alla liberazione di Suor Gloria e alle spese da sostenere per tale fine”. “Voglio sottolineare che nessuna somma era stata destinata quale compenso alla signora Marogna”, ha aggiunto il cardinale.

“Da quel momento iniziò per me una gogna pubblica di proporzione mondiale: addirittura in Angola, ove ero stato nunzio per sette anni e mezzo, mi hanno riferito che la tv nazionale dedicò all’argomento una settimana di dibattiti; fui sbattuto sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo; privato di ogni ufficio ecclesiastico; relegato ai margini della Curia e della Chiesa. Mi addolorava e continua ad addolorarmi, poi, aver esposto la mia famiglia ad una sofferenza lacerante quanto ingiusta”, ha detto Becciu ricordando nelle sue dichiarazioni spontanee l’udienza-shock del Papa del 24 settembre 2020.

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