Carbosulcis, 17,5 milioni per acquistare macchinari mai utilizzati

Un danno ingente alle casse dello Stato, che ammonta a circa 17 milioni di euro, è stato rilevato dalla Guardia di Finanza di Cagliari nella gestione della Carbosulcis Spa, società della Regione Sardegna che gestisce la miniera Nuraxi Figus, nel Sulcis. Dodici i responsabili individuati tra amministratori, sindaci, dirigenti e funzionari. L’assegnazione di decine di appalti senza osservare le procedure previste dal codice dei contratti pubblici e l’acquisto di sofisticati macchinari destinati all’attività estrattiva, mai utilizzati – spiegano da Comando provinciale delle Fiamme Gialle – sono gli elementi emersi nel corso delle indagini, svolte dalla Gdf e disposte dalla Procura di Cagliari sull’attività degli ultimi sette anni della società mineraria sulcitana, che hanno già portato a settembre all’emissione da parte del pm Gaetano Porcu, di avvisi di conclusione indagini nei confronti di amministratori, dirigenti e funzionari della Carbosulcis, indagati per abuso d’ufficio nell’ambito di un’inchiesta chiusa a settembre e direttamente collegata alla nuova.

Le dodici persone indagate e segnalate alla Corte dei Conti – tutti dirigenti negli anni della società controllata dalla Regione Sardegna – sono le stesse a cui è stato contestato l’abuso d’ufficio. Si tratta dell’ex direttore generale dal 2003 al 2009 Giuseppe Deriu, dell’allora presidente del consiglio di amministrazione Andreano Madeddu, in carica dal 2006 al 2009, degli ex consiglieri Paolo Luigi Dessì, Antonio Vargiu, Ettore Diana e Adolfo Lai, del responsabile del reparto materiali Mauro Cicilloni e del responsabile dell’ufficio Finanza Giancarlo Crò, e degli amministratori Marco Baldinucci, Nicola Cau, Mauro Cera e Giovanni Antonio Melis. Secondo quanto accertato dal sostituto procuratore Gaetano Porcu, che ha coordinato l’inchiesta penale, gli indagati avrebbero autorizzato per circa dieci anni l’acquisto di beni e servizi – operazioni per circa 40milioni di euro – saltando le procedure di evidenza pubblica, cioè senza gare d’appalto o con metodologie diverse.

Per quanto riguarda i materiali, si tratta di un “impianto di flottazione”, di una “sonda idraulica”, di un “impianto di pompaggio”, di un “impianto esterno per il trasferimento in sottosuolo di rifiuti speciali” e di un “minatore continuo”, per i quali era stata sostenuta una spesa complessiva di 17 milioni e mezzo di euro, che non erano funzionali all’attività estrattiva e, per questo, non erano mai entrati nel ciclo produttivo. Conseguentemente, i componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, il dirigente e funzionari della Carbosulcis che all’epoca dei fatti (dal 2006 al 2013) avevano disposto l’acquisto dei suddetti macchinari sono stati segnalati dagli investigatori delle Fiamme Gialle alla Procura regionale della corte dei conti della Sardegna per danno erariale.

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