Bonifiche nello stabilimento Alcoa di Portovesme, al via i lavori

Al via i lavori di bonifica del suolo all’interno dell’area dello stabilimento Alcoa di Portovesme. Il progetto di intervento ambientale è stato presentato ieri dalla rappresentante di Alcoa, Alessandra Nodari, coadiuvata dal direttore dello stabilimento Lucio Caruso nella sede della Confindustria di Cagliari. Presenti anche le organizzazioni sindacali.

Il costo totale dell’opera di risanamento, a totale carico della multinazionale americana, sarà di circa 25 milioni di euro. I lavori dovrebbero avere una durata di due anni e coinvolgeranno un numero limitato di lavoratori, mediamente 5 addetti, con la possibilità di arrivare fino a 15 nei momenti di maggiore necessità. Gli operai dovranno essere scelti dalle liste di chi operava nello stabilimento ed è privo di ammortizzatore sociale. È stata costituita una Ati (Associazione Temporanea di Imprese) la cui capofila è un’impresa veneta, vincitrice dell’appalto, che dovrà coordinare i lavori e le imprese locali coinvolte. Già nelle prossime settimane inizieranno le procedure per l’apertura del cantiere a cui seguiranno le analisi del suolo. Sono esclusi interventi sulle falde acquifere.

“Il materiale di risulta della bonifica dovrebbe essere conferito nelle discariche autorizzate della provincia – afferma Renato Tocco Rsu Uilm – Se il quantitativo dovesse superare quello stimato non è escluso, però, il ricorso al trasporto via mare in altri siti fuori dalla Sardegna. Per quanto riguarda i lavoratori da impiegare abbiamo chiesto che venga attuata una rotazione per poterne far lavorare il maggior numero possibile”.

Bruno Usai, Rsu Fiom, precisa: “Le bonifiche delle aree interne allo stabilimento non pregiudicano in alcun modo il riavvio delle produzioni, anzi sono propedeutiche proprio alla ripresa delle attività industriali. Piuttosto va rimarcato il fatto che l’esiguo personale impiegato e il tempo limitato dell’intervento dimostrano come le opere di bonifica, con gli strumenti oggi a disposizione, non possono certo rappresentare una risposta alla fame di posti di lavoro del territorio. Per quanto è certamente positivo procedere alla loro messa in sicurezza”.

Carlo Martinelli

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