AAA scrittori cercansi per raccontare (con Paolo Nori) i matti di Cagliari

C’è un sacco di gente squinternata in giro: matti buoni, matti cattivi, matti matti. E poi c’è il matto che ci sta accanto con abitudini curiose o fissazioni maniacali, il vicino della porta accanto, la cugina di terzo grado, il collega di lavoro. Ognuno nasconde, neanche troppo velatamente, follie piccole e grandi, e anche noi in fondo conviviamo con le nostre stranezze nella vita di ogni giorno. A queste storie è dedicato il ‘Repertorio dei matti della città di Cagliari’, un progetto che sarà pubblicato dalla casa editrice Marcos Y Marcos curato da Paolo Nori. Lo scrittore e traduttore emiliano sarà a Cagliari nelle prossime settimane per un laboratorio di scrittura ‘senza emozioni’ promosso dalle associazioni Asibiri e Malik all’interno del progetto itinerante ‘I libri aiutano a leggere il mondo’: il corso, aperto a venti partecipanti con l’obiettivo di cogliere e raccontare piccole storie della città, si terrà nei giorni 23, 24 maggio e 6, 7 giugno (qui tutte le informazioni).

Nori, perché questo progetto a Cagliari? Anche in Sardegna abbiamo un po’ di squinternati in circolazione?

Credo che ogni regione, ogni città abbia la sua buona dose di matti, Cagliari compresa. Non conosco benissimo la città, ma sono stato un po’ di volte in Sardegna, ho degli amici sardi ed è un posto dove torno sempre volentieri: rispetto ai matti di Milano, Torino, Bologna e Roma, che sono le città dove ho già fatto i seminari che hanno prodotto quattro libri che stanno per uscire, i matti di Cagliari me li immagino permalosi (lo sono anch’io ed è un tratto che capisco, nel carattere delle persone), ma chissà poi come saranno davvero. Il punto da cui partiamo è il libro ‘Repertorio dei pazzi della città di Palermo’ scritto da Roberto Alajmo, dall’idea iniziale abbiamo pensato di creare un repertorio di matti di diverse città, che diventeranno un libro pubblicato da Marcos Y Marcos. Ci sembra che questi libri siano anche dei piccoli libri di storia, una storia laterale, marginale, ma significativa: non cerchiamo persone da compatire, ma belle storie che ci dicano anche qualcosa sulle città e sui luoghi.

Un laboratorio, quello che si terrà a Cagliari, di ‘scrittura senza sentimento’: cosa significa?
Vuol dire che chi parteciperà al libro dovrà sforzare di mettere da parte il proprio stile personale e di accordarsi con la scrittura degli altri: sarà come cantare in un coro, sforzandosi far saltare fuori la storia e i suoi protagonisti; sarà come diventare dei cronisti medievali, scrivere con quel tono lì, che racconta quello che è stato, solo che si tratta di applicare questo tono alla contemporaneità.

Giornali, blog, portali web, pagine personali: l’Italia è certamente un paese di allenatori di calcio, ma non staremo diventando anche tutti scrittori?
Per me è bello che tanta gente abbia, o pensi di avere, delle cose da scrivere. Mi sembra una ricchezza.

Dai libri alla scuola: secondo l’ultimo rapporto Ocse gli adolescenti italiani hanno pessimi risultati in lettura, scienze e matematica, e i ragazzi sardi sono tra i peggiori. Le statistiche su quanto si legge in Italia non sono più confortanti. È grave?
Mio padre faceva il capocantiere, costruiva le case; quando sono usciti i miei primi libri lui si è sentito in dovere di scusarsi perché non li leggeva. Io gli ho detto «Babbo, io non son mai venuto a vedere le case che costruisci». Quando mio babbo guardava una casa ci vedeva molte più cose di quelle che vedo io, aveva la passione per le case che equivale alla mia passione per le storie, e io non sono sicuro di fare un mestiere che vale più del suo, mi sembrano due mestieri bellissimi tutti e due. Per via delle statistiche su quanto si legge, io non credo si debba leggere per forza. È vero che chi legge, in Italia, è una minoranza rispetto a chi non legge, ma non mi sembra grave, e a me piace, tra l’altro, essere una minoranza.

Restando in tema scuola, è in discussione la riforma del Governo Renzi. L’impressione è che sia concentrata più su questioni burocratiche e un po’ meno su cultura e istruzione dei ragazzi. Cosa ne pensa?
Non ho seguito nei dettagli la discussione, la cosa che però mi ha colpito è il nome della riforma: ‘La Buona Scuola’: ecco, un governo che chiama una sua riforma della scuola La buona scuola è come uno scrittore che chiama un suo romanzo Il romanzo bellissimo. O: Il romanzo stupefacente. O: Il capolavoro. Io avrei vergogna, a intitolare un romanzo così, e mi chiedo come fanno loro a non avere vergogna. La cosa, tra l’altro, produce degli effetti paradossali, perché quelli a cui la riforma non piace, che criticano la buona scuola, e è come se dicessero che a loro piace la scuola cattiva. A me questa cosa ricorda l’Unione Sovietica, dove ho vissuto, un po’: il quotidiano del partito comunista sovietico, come si sa, si chiamava ‘Pravda’, la verità. Avrebbero potuto scrivere ‘La buona scuola secondo noi’, invece quella lì è la buona scuola e basta, che mi sembra una cosa un po’ imbarazzante.

È un esempio di come la politica oggi si sia appropriata di parole nuove per parlare ai cittadini?
Quando ero piccolo, il pacchetto di riforme sulla scuola si chiamava ‘Decreti delegati’, oggi ‘la buona scuola’: è bellissimo vedere come son cambiate le cose, e a proposito del modo di parlare dei politici nuovi, è appena uscito un libro di Claudio Giunta che si intitola ‘Essere #matteorenzi’ dove Giunta racconta di un suo amico che non sopporta il modo di parlare di Renzi. «Lo so che è assurdo, – dice questo amico di Giunta, – ma quando in treno sento la voce dell’altoparlante che dice Concediti una pausa di gusto! io penso a Matteo Renzi. Quando il cameriere al bar dice bollicine invece di spumante, a me viene in mente la faccia di Matteo Renzi… Poco dopo che Renzi è diventato presidente del Consiglio, Trenitalia ha sostituito l’annuncio del pranzo: adesso urlano Prova la convenienza del menù sfizioso. E io per un pezzo sono stato lì a riflettere che certamente le due cose erano collegate, che c’era una regia occulta dietro l’ingresso di sfizioso nel lessico del Frecciarossa…».

Francesca Mulas

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