Coste sarde tra le più intonse d’Italia, Tiana: “Ma nessuno pensi ad un lasciapassare per il cemento”

“Il fatto che la Sardegna abbia un indice di trasformazione delle coste molto basso rispetto alle altre regioni italiane, è il risultato delle politiche del territorio degli anni ’80 e ’90, quindi del Piano paesaggistico regionale. Questo fa sì che oggi abbiamo la possibilità di valorizzazione al meglio un territorio in larghissima parte intonso. Qualcuno può pensare: visto che abbiamo trasformato poco, si può pensare al cemento: niente di più sbagliato. Si deve, al contrario, valorizzare questo patrimonio ambientale e creare attrattività. E la ricettività turistica va privilegiata nei centri urbani, non sulla costa”. Questo il commento di Vincenzo Tiana (a destra nella foto, con l’assessore regionale all’Urbanistica Cristiano Erriu), già presidente di Legambiente Sardegna e oggi presidente del comitato scientifico del sodalizio ambientalista, sui dati contenuti nel volume ‘Vista mare. La trasformazione del paesaggi italiani costieri’, scritto dal vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini e dall’architetto Michele Manigrasso.

Come ricordato da Tiana, i lusinghieri risultati contenuti nello studio di Zanchini e Manigrasso non erano così scontati. “Nel 1987 ad esempio, due anni dopo l’approvazione della legge Galasso che introduceva l’inedificabilità entro i 300 metri dalla costa, c’erano progetti per nuovi 70 milioni di metri cubi, a partire dal masterplan per la Costa smeralda che, da solo, prevedeva nuovi immobili per 8,5 milioni di metri cubi. La politica e l’atteggiamento contrario della popolazione ha fatto per fortuna arenare tutto”.

“Abbiamo lunghissimi tratti di costa intonsa, come l’area tra Santa Maria Navarrese e Dorgali o tra Bosa e Alghero e si parla di esempi unici nel Mediterraneo – prosegue Tiana -. È sulla loro valorizzazione che dobbiamo lavorare e per questo la Regione, ad esempio, potrebbe predisporre dei progetti a lungo termine chiedendo i finanziamenti anche all’Unione europea. Si potrebbe partire dalla riqualificazione dei sistemi dunali di Piscinas, di Capo Comino o di Teulada, al pari di quanto è stato fatto a Posada ma anche a Domus De Maria. Sono processi lenti, ma il risultato, anche dal punto di vista dell’attrattività turistica, è enorme”.

Immancabile un riferimento al ddl Urbanistica della giunta Pigliaru, che “guarda in avanti ma con occhio rivolto al passato, poiché si pensa ad un aumento delle cubature nelle zone costiere. Noi invece pensiamo che si può creare sviluppo – dice Tiana – potenziando i centri urbani”. Infine, tra gli esempi virtuosi, le politiche di salvaguardia adottate a Baunei e nell’oasi di Bidderosa, a Orosei, “dove il numero chiuso e l’ingresso a pagamento in alcune spiagge è una prassi molto condivisibile e che ha avuto un grande successo anche tra i numerosi e assidui frequentatori”.

 

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