Medea Taci, amore sardo di Modigliani. Vita nell’Isola del pittore antiborghese

Ricorre oggi, il 24 gennaio, il centenario della morte di Amedeo Modigliani, uno degli artisti più importanti del Novecento, nonché tra i più prolifici, nonostante la prematura scomparsa, avvenuta a soli 35 anni. Seppur Modgliani non godette di grande fama durante la sua esistenza, poiché la sua pittura non aderì ad alcuna corrente ufficiale, è oggi considerato uno dei massimi esponenti della Scuola di Parigi.

La sua personale cifra stilistica, così profonda e distante dalle mode, trovava espressione nella trasfigurazione dei volti ed in una raffinata deformazione delle figure che risultavano essere fortemente espressive e dense di carica emotiva. Ritenuto un artista ‘maledetto’ per la sua incessante polemica antiborghese e il suo stile di vita bohémien, le sue vicende personali, sulle quali sono aperti molti interrogativi, sono tra le più chiacchierate di sempre, contribuendo a delineare il carisma di questa figura dalle mille sfaccettature.

Nato il 12 luglio del 1884 a Livorno, si trasferì a Venezia per frequentare l’Istituto per le Belle arti e immergersi in un’atmosfera più stimolante di quella livornese. Venezia non soddisfò però la sete di conoscenza del giovane Modì, che si sentiva fortemente attratto da una Parigi in pieno fermento: dalla sua atmosfera cosmopolita, mondana e liberale in cui si respirava l’esplosione del jazz, i cui teatri, caffè e gallerie attraevano da ogni angolo d’Europa e d’America le più grandi personalità dell’arte, tra cui Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí.

Quel che è meno noto, ma senz’altro significativo nella formazione dell’artista, è il suo legame con la Sardegna: uno dei tanti enigmi che ancora fanno discutere gli storici dell’arte e i biografi. La permanenza di Modì sull’Isola, conseguente alle attività locali di suo padre Flaminio, avvenne durante i primi anni dell’adolescenza e ha lasciato tracce tra Iglesias, Buggerru e Fluminimaggiore, dove la famiglia del pittore aveva vasti possedimenti.

A 14 anni il giovane Amedeo contrasse una febbre tifoide che, aggravata da una successiva tubercolosi, lo costrinsero ad abbandonare gli studi ed effettuare soggiorni in località costiere al fine di trarre giovamento dall’aria salubre del mare. Tra queste località la Sardegna, ed in particolare il Sulcis Iglesiente, furono meta di soggiorni che l’artista condivise con il padre, in un momento di distacco tra quest’ultimo e la madre. Flaminio Modigliani, le cui attività sull’Isola erano state precedute da quelle del padre, Emanuele Modigliani, era proprietario di circa 12.000 ettari di foresta, sui quali beneficiava dei diritti di sfruttamento relativi ai venticinque punti mineralogici di piombo argentifero.

Flaminio fu anche tra i primi personaggi “di mondo” ad adoperarsi per la commercializzazione dei prodotti locali, tanto che i vini Modigliani furono i primi a varcare le coste americane. Proprio in località Grugua, nel Comune di Buggerru, sorge ancora oggi Villa Modigliani che, costruita a cavallo tra Ottocento e Novecento, rappresenta uno dei primi esempi di architettura liberty in Sardegna decretando, anche sull’Isola, l’adesione allo stile eclettico prediletto dalla borghesia ottocentesca.

Sulla presenza di Amedeo Modigliani in Sardegna non esisteva nessun documento ufficiale finchè l’archivista francese Christian Parisot, a seguito del ritrovamento di alcuni documenti d’archivio a Parigi, promosse, nel 2005, una mostra presentata a Venezia, e poi a Cagliari, dal titolo ‘Modigliani a Venezia, tra Livorno e Parigi’. In quest’occasione riservò un’attenzione particolare al periodo trascorso dal giovane pittore ad Iglesias.

Dalle ricerche di Parisot emerse che il giovane Amedeo conobbe, proprio in Sardegna, Medea Taci, primo amore fanciullesco dell’artista. Medea, dai lunghi capelli rossi, era di qualche anno più grande di lui e fu colpita da una meningite che in breve tempo la portò ad una prematura morte. Il tragico evento segnò Modì, che ne eseguì un ritratto da una fotografia, donando l’opera alla famiglia della ragazza.

Proprio i parenti di Medea, una volta persi i contatti con i Modigliani, non essendo a conoscenza della volontà dell’artista di voler distruggere le proprie opere giovanili, conservarono il quadro tramandandolo in eredità di padre in figlio. È questa la traccia chiave, attraverso la quale è stato ricostruito il passato di Modigliani in Sardegna, tra il 1896 e il 1901. L’opera, attualmente di proprietà di Carlo Meloni, parente della defunta, presenta già i tratti essenziali dell’intenzionalità di Modigliani che sempre cercò di rappresentare l’essenza della femminilità, nell’estetica quanto nell’anima.

Il ritratto di Medea, acerbo al linguaggio e che ha reso celebre il pittore nel mondo, mostra i segni dello stile dei Macchiaioli ed in particolare di Guglielmo Micheli e Giovanni Fattori. Si tratta, quindi, dell’opera giovanile di un artista ancora alla ricerca della propria personale espressione, pienamente raggiunta nella Parigi del Primo Novecento, quando Modì provocatoriamente affermò che “Il futuro dell’arte si trova nel viso di una donna… Picasso, come si fa l’amore con un cubo?”

Gaia Dallera Ferrario
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