Eternità e natura nella storia dell’uomo: sintesi nei lavori di Dulcis e Gramsdorff

Simone Dulcis e Lea Gramsdorff sono i protagonisti della mostra ‘Nel Tempo’ a cura di Efisio Carbone che sarà aperta al pubblico fino al 12 gennaio 2020, al Museo Diocesano Arborense di Oristano. L’esposizione costituisce, attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, un percorso dentro l’umanità volto a riflettere sulla natura complessa dell’uomo e del suo rapporto con l’Eterno e con la Storia. È insieme a Lea Gramsdorff che Simone Dulcis, milanese di nascita e sardo di adozione, recupera, per l’occasione, pagine del proprio percorso artistico rilette nella necessità di consegnare agli spazi del museo diocesano un lavoro site-specific totalmente originale. Le tre grandi istallazioni Elegia, Exodus e Preghiere del Mattino sono tre dissertazioni che, sapientemente cucite tra loro, indagano il rapporto tra l’uomo e la preghiera, l’uomo e la storia, l’uomo e la natura. Una sintesi corale che muove verso Dio attraverso la parola, l’azione, la contemplazione, allestita in una cattedrale gotica dai grandi vetri, che spinge verso l’alto le sue colonne una progressiva rarefazione architettonica.

Questa inedita e così suggestiva occasione appare ideale per approfondire la conoscenza il lavoro di Dulcis che, stabilitosi in Sardegna in tenera età (ove tutt’ora vive e lavora) ha appreso da autodidatta, parallelamente agli studi umanistici, le proprie competenze artistiche. Alimentato dai numerosi spostamenti in Italia e all’Estero è nel 1994 che il suo percorso espositivo ha inizio, grazie ad alcune mostre collettive e personali. Nella sua ricerca, volta ai moti interiori dell’anima, il contatto con la natura ed i suoi cicli, la misticità ed i rituali ad essa annessi, sono immagini centrali e fondanti. Difficile collocare la sua opera in una corrente specifica, da individuare tra il naturalismo, l’astrattismo, l’informale o il gestuale. Quel che appare chiaro del lavoro di Dulcis è un moto ascendente che si manifesta talvolta attraverso nebulose metafore del tempo, talvolta attraverso deflagrazioni di colore o di materia che si distribuiscono sulla tela come una pianura pulsante, inabissandosi poi verso le profondità dello spirito, in una continua trasformazione del proprio Sé.

Artista dalla personalità creativa e versatile, la sua arte è pervasa di una tensione emotiva molto forte. Il suo rapporto con la pittura è fisico e materico; i percorsi del colore sono irruenti ed eterogenei, densi di una materia che pulsa della sua stessa sostanza, alternati a impalpabili e scarni spazi di luce in cui contenere, o librare, i moti dell’anima. La sua opera nasce dalla contemplazione del creato da un punto di vista remoto, primigenio, che tiene in considerazione tutte le forze operanti dell’essere: l’uomo, l’animale, la pianta, il minerale, gli elementi. Queste entità affiorano in modo più o meno esplicito attraverso una sintetica semantica o nell’espressione di uno scarno graffitismo. Spazi liberi, ma non per questo quieti, in cui muoversi senza vincoli tra tradizione e sperimentazione si contrappongono alla vita moderna, frenetica, iperstrutturata e complessa.

La memoria delle cose è il tema principale su cui Simone Dulcis si cimenta, eppure questa memoria non si presenta come sequenza temporale e logica, bensì come una serie di lampi e spazi da cui emergono suggestioni, figure, situazioni. Le atmosfere sensibili che genera si affacciano verso una conoscenza, forse auto-conoscenza, di rara intensità. Nel tocco della sua pittura si nasconde il mistero di quello che è lontano, remoto, perso nella dimensione di ciò che non si può comprendere e l’osservatore viene guidato al principio di una catarsi dove il colore, e le modulazione della sua stessa intensità, ci introducono al Tutto. Quella di Simone Dulcis è certamente una offerta opportunità di immergersi in una realtà profonda e contemplativa: un “luogo non luogo” in cui calarsi per entrare in contatto con la propria dimensione interiore.

Gaia Dallera Ferrario

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