Rischio tumori per un sardo su tre. L’Isde: “La politica non sia complice”

“Nel Sulcis, nel Guspinese e a Porto Torres la mortalità e l’incidenza delle patologie tumorali, cardiovascolari e cerebrovascolari, nonché di quelle malformative e degenerative risulta superiore alla media regionale”. Così è scritto nello ‘Studio Sentieri’, elaborato dall’Istituto superiore di sanità. E proprio da qui parte Domenico Scanu (nella foto di copertina), presidente di Isde Sardegna, l’associazione medici per l’ambiente. Scanu, con questi drammatici dati, si inserisce nel dibattito che sta accompagnando l’Isola verso le Regionali di febbraio e ai candidati alla carica di governatore lancia un appello: “A nome di Isde chiedo quali scelte strategiche i partiti e i movimenti intendono adottare per affrontare le problematiche sanitarie correlate alle criticità ambientali. Noi riteniamo che sia urgente limitare il livello di rischio a cui sono esposti i sardi e per farlo bisogna attuare politiche sostenibili. Al momento registriamo tuttavia la non volontà di far diminuire in Sardegna la ‘produzione’ di malati”.

Il quadro che si ricava dai numeri ufficiali a disposizione sulle conseguenze dell’inquinamento ha il profilo dell’emergenza, come confermato anche dall’Ats, l’Azienda la tutela della salute. Nel piano sanitario triennale 2018-2020 si legge: “Le proiezioni basate sull’evoluzione temporale della patologia oncologica fanno stimare in circa 7.800 il numero di nuovi casi di tumore all’anno“. Il dato – tutto isolano – riguarda i tumori solidi (i più diffusi), a cui vanno vanno sommate “700 emopatie maligne”, cioè malattie del sangue come le leucemie.

Scanu spiega: “Anche la politica va dunque individuata come un produttore potenziale di rischio, nel momento in cui compie scelte energetiche e industriali affidate a sole considerazioni di tipo commerciale e finanziario sottostimando o eludendo i costi relativi all’impatto ambientale e alla salute delle persone. Costi richiesti nella programmazione europea, ma tenuti ‘esterni’ ai calcoli economicistici e quindi addossati sulle popolazioni, quasi sempre inconsapevoli”.

C’è ancora un altro dato: un sardo su tre rischia malattie legate all’inquinamento, contro la media nazionale di uno italiano ogni sei. I Comuni isolani da bollino rosso sono 41, concentrati appunto nel Guspinese terra di miniere e nelle aree industriali del Sulcis e di Porto Torres. Scanu osserva ancora: “Solo il 5-10 per cento di tutti i casi di cancro ha una base genetica, mentre il restante 90-­95 per cento dipende dalla fattori ambientali o a comportamenti legati a stili di vita non corretti”.

Per il presidente di Isde “tutto ciò rappresenta un problema di giustizia ambientale, in quanto le popolazioni devono sopportare esposizioni involontarie a miscele di inquinanti, in cui spesso sono presenti sostanze tossiche,
cancerogene, epigenotossiche e con effetto di interferente endocrino. Miscele che creano condizioni di rischio
per la salute e la cui eliminazione o riduzione risulta problematica, perché fino a ora mai programmata o mai attuata, come nel caso delle bonifiche”.

Il presidente di Isde porta esempi e aggiunge: “Le istituzioni non sono immuni da contraddizioni, con comportamenti talvolta ambigui. Capita che la politica giustifichi se stessa e, per non destare allarme nella popolazione, non mette in discussione l’insostenibilità di un modello industrialista come quello sardo, ormai alla deriva. Così succede che alla mancanza di controlli e di politiche di prevenzione primaria, si aggiunge il sostegno a progetti dubbi, come le nuove centrali a carbone, quelle a biomasse o l’ampliamento del bacino dei ‘fanghi rossi‘ a Portovesme (nella foto di copertina). Isde considera anacronistico l’utilizzo impattante del carbone per il rilancio di Eurallumina, così come l’inceneritore a Tossilo o, in ultimo, il progetto di metanizzazione della Sardegna. Questi progetti sono tutti figli dell’insostenibile concetto di economia lineare che ha pesanti ricadute negative sulla salute collettiva. Per quanto riguarda i rischi tumorali “è evidente che se si seminano sostanze cancerogene – prosegue Scanu -, basta aspettare e si raccoglieranno tumori”.

Il presidente di Isde suggerisce una strategia ai nuovi candidati al governo della Regione. “È indispensabile un
forte ripensamento dell’attuale modello di sviluppo e dell’intero sistema economico della Sardegna. Bisogna riconoscere la centralità del binomio ambiente-salute, ciò che deve diventare punto di fondamentale interesse e riflessione nell’ambito politico, scientifico, economico, culturale, così come in quello universitario, nella scuola e per le organizzazioni dei lavoratori. Come medici e ricercatori, noi abbiamo il compito e il dovere morale di
indicare le scelte più opportune e sicure per tutelare l’ambiente e quindi il diritto alla salute dei cittadini. Delle generazioni presenti e future, principio sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Il comparto sanitario ha bisogno di più risorse per la prevenzione; risorse che potrebbero essere agevolmente recuperate da una più attenta lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, agli sprechi, ai privilegi e con una netta riduzione delle spese militari”.

Scanu, in una lunga nota inviata a Sardinia Post, conclude così: “Vorremmo, pertanto, una classe dirigente interessata a risolvere i problemi ambientali ponendo domande corrette finalizzate a risposte scientifiche e
tecnologiche corrette, oltre che economiche e di mercato. Non è più tempo di minimizzare gli impatti ambientali, sociali e sanitari accrescendo i benefici di pochi a discapito della collettività. Vorremmo venissero predilette
le strategie di prevenzione per riaffermare che la salute è una priorità nell’ambito delle scelte politiche e che
il criterio delle decisioni sia la qualità della vita e non l’interesse economico”.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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