Processo per i fanghi rossi di Eurallumina, tutti assolti: “Non c’è disastro ambientale”

I fanghi rossi di Eurallumina non hanno inquinato, tutti assolti perché il fatto non sussiste. Arriva anche la revoca del sequestro della discarica coi residui di lavorazione. Si chiude così a Cagliari il processo contro i vertici della società di Portovesme, aperto nel luglio del 2018 per disastro ambientale in concorso e traffico illecito di rifiuti.

L’accusa è caduta per tutti gli imputati, a cominciare dall’amministratore delegato Vincenzo Rosino, 66 anni di Portici (Napoli), e dal direttore dello stabilimento Nicola Candeloro, di 65, di Francavilla al Mare (Chieti). Per i due era già stato prescritto il capo d’accusa relativo allo smaltimento illecito di rifiuti. L’inchiesta era partita nel 2009, culminata con il sequestro del bacino dei fanghi rossi di Portovesme, in uso alla Eurallumina. I sigilli erano scattati anche nelle aree attigue interessate al rilascio di acque contaminate da fanghi rossi.

Deluse dalla sentenza di assoluzione tutte le sigle ambientaliste che in questi anni hanno seguito il processo con sit-in davanti al palazzo di giustizia di Cagliari per chiedere la condanna di chi inquina. Questa mattina hanno manifestato tutto il loro disapputo per la decisione dei giudici. Il verdetto apre ora nuove prospettive per lo sblocco delle autorizzazioni ambientali attualmente ferme in Regione e dare così il via libera al progetto di riavvio dello stabilimento di proprietà della multinazionale russa Rusal.

“Questo 5 maggio è una data storica che pone un punto preciso a livello giudiziario su una vicenda che è durata quattordici anni”. A parlare è Antonello Pirotto, storico leader delle tute verdi sardi. Pirotto dice all’Ansa: “Sono stati troppo lunghi i tempi per arrivare a questa sentenza, una spada di Damocle che ha inciso in misura devastante sullo sviluppo della vertenza per la ripresa produttiva di Eurallumina. Ora basta polemiche e spazio al lavoro e allo sviluppo”.

Ancora Pirotto: “Ad ogni passo avanti, ci si presentava questa situazione come pregiudiziale. Si sono versati fiumi di inchiostro e di scoop a buon prezzo: era sufficiente sparare il ‘mostro bacino fanghi Rossi’. Di conseguenza chi aveva e ha l’unica colpa di difendere il proprio lavoro è stato coperto di insulti e ha subito attacchi personali. Adesso – prosegue ricordando che in Eurallumina ci sono 1.500 posti di lavoro tra diretti e indotto – la speranza è che questa sentenza, che restituisce il sito di stoccaggio alla sua funzionalità, possa consentire che il 16 maggio prossimo, la conferenza dei servizi convocata dalla Regione, deliberi finalmente per il Paur (provvedimento autorizzativo unico regionale). Va subito rimodulato il cronoprogramma di riavvio delle produzioni e definito il percorso di approvvigionamento del gas”.

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