Foreste di sughero, nell’Isola l’83 per cento di quelle italiane: “Una risorsa per il turismo”

La foresta da sughera continua a essere ancora oggi, malgrado le problematiche che investono il settore, una delle risorse economiche più importanti dell’area interna del Nord-Est della Sardegna. Si tratterebbe di comprendere la multifunzionalità di questo bene, la cui valorizzazione può generare ricadute positive in più contesti. A maggior ragione, se si tengono presenti le stime dell’inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio (Infc) del 2015 che indicano la Sardegna come la regione italiana con la più alta concentrazione di aree forestali e terreni naturali, pari a oltre 1.200.000 ettari, in buona percentuale sugherete e boschi di sughera.

Di questi, secondo i dati del Piano di sviluppo rurale (Psr) 2014/2020, circa 250.000 ettari di superficie forestale sono caratterizzati dalla presenza di sugherete (140.000 ettari) e boschi di sughera, compresi i pascoli arborati a sughera e le altre aree forestali e pre-forestali vocate. È quanto emerge dalla ricerca dell’Eurispes “Le foreste di sughero: risorsa ambientale, turistica e industriale”. Le foreste di sughera costituiscono una risorsa economica importante, circa 85 per cento delle foreste italiane è concentrato in Sardegna e nel Nord-Est dell’Isola è presente la gran parte del patrimonio regionale. La ricerca individua nel turismo e, in generale, nell’industria dell’accoglienza uno dei settori che può trarre maggiormente beneficio dalla valorizzazione delle risorse boschive dell’Isola. Sono più diffuse le unità ricettive di piccole e medie dimensioni, e queste risultano presenti soprattutto nelle aree interne.

Rispetto ai grandi insediamenti alberghieri, svolgono un’attività annuale che intercetta un numero crescente di turisti, in buona parte stranieri, che visitano l’Isola e il suo interno nei mesi della bassa e media stagione. Il flusso è costituito per il 40 per cento da un segmento di turisti di varia nazionalità di età compresa fra i 45 e i 60 anni, un 20 per cento con un’età oscillante fra i 35 e i 44 anni e un’analoga percentuale per la fascia tra i 25 e i 34 anni. Un target variegato che va alla ricerca di forme di vacanza ecosostenibili, attive ed esperienziali, e che reclama la fruizione di un contesto ambientale quanto più autentico e ben conservato. Occorre, pertanto, pensare un rapporto diverso con gli spazi, i luoghi e la cultura rurale in cui la foresta di sughera, diventando oggetto di nuove forme di cura e manutenzione, sia l’elemento catalizzatore di una più ampia gamma di attività, interventi e indirizzi progettuali. Ripensare, alla luce dei risultati della ricerca, il ruolo che in tutto ciò può avere la foresta di sughera significa investire nel miglioramento quantitativo e qualitativo del sughero come prodotto, oltre che impegnarsi nella tutela dell’habitat e inquadrare la presenza strategica della foresta da sughera all’interno di quel settore agrosilvopastorale con il quale deve necessariamente interfacciarsi. In tutto questo può trovare soddisfazione anche la crescente domanda di un turismo sempre più orientato verso forme alternative o integrate di vacanza, di cui può avvantaggiarsi il territorio interno.

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