I falchi pescatori si riproducono a Capo Caccia. I piccoli hanno spiccato il volo

Si sono involati nei giorni scorsi i giovani nati nel 2022 della coppia di falchi pescatori che hanno messo su “casa” lungo le falesie della penisola di Capo Caccia, all’interno del Parco naturale regionale di Porto Conte e dell’Area marina protetta Capo Caccia-Isola Piana. Anche la terza stagione riproduttiva dunque può dirsi conclusa positivamente. I giovani falchi nelle scorse settimane sono stati inanellati e gli è stato posto un rilevatore satellitare che consentirà di monitorare i loro spostamenti e nei limiti del possibile intervenire qualora fossero in difficoltà. L’obbiettivo del monitoraggio è ottenere il maggior numero di informazioni sull’etologia di questa specie che proprio nel primo anno di vita detiene un tasso di mortalità piuttosto alto dovuto a molteplici fattori che, grazie alle informazioni circa i loro spostamenti, si sta cercando di discriminare in modo abbastanza puntuale.

Purtroppo anche uno dei tre giovani nati a Porto Conte non ha superato la delicata fase della crescita nel nido, statisticamente comune durante le fasi di crescita prima dell’involo. Grazie alla telecamera posta sul nido è stato possibile verificare quando il giovane falco ha iniziato a stare male: praticamente subito dopo un pasto fino al verificarsi di una caduta dal nido qualche ora dopo e  prima che potesse volare autonomamente. Il pullo è stato recuperato ormai esanime e trasferito per la perizia necroscopica al centro di recupero di Bonassai dell’Agenzia Forestas,  guidato dal medico veterinario Marco Muzzeddu. La mortalità giovanile è uno dei fattori maggiormente limitanti per gli uccelli rapaci. In particolare, per quanto riguarda il falco pescatore, il gruppo di progetto, sotto la direzione scientifica di Andrea Sforzi, che vede in partnership il Parco naturale regionale di Porto Conte con il Parco nazionale dell’Asinara, il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, il Parco regionale della Maremma e il Parco regionale di Migliarino San Rossore Massacciucoli, ha precisato che in Italia da quando questa specie ha ripreso a nidificare (anno 2011) il 62 per cento dei pulli non supera il primo anno di vita e quelli che non arrivano all’involo, come nel caso di uno dei tre pulli di Porto Conte, sono il 19 per cento dei nati. In pratica uno su cinque muore nel nido o cadendo dallo stesso prima di aver imparato a volare, per cause che si possono definire “naturali” (patologie congenite, traumi etc.).

Inoltre, grazie all’uso delle telecamere nel corso degli ultimi anni, quattro pulli caduti dal nido o in difficoltà sono stati recuperati ed uno di essi dopo essersi involato ha raggiunto il Mali. Invece le cause di morte dopo l’involo e nel primo anno di vita sono tutte da attribuire ad attività umane. Questo dato è più o meno in linea con analoghi studi sulla specie fatti in altre parti del mondo. Le attività di monitoraggio ora proseguiranno sia al nido dove per qualche mese i giovani conviveranno con i genitori che li aiuteranno a cacciare e quindi alimentarsi definitivamente da soli, dopodiché inizierà la dispersione anche in territori lontani come l’Africa centro occidentale. E  il monitoraggio a quel punto sarà garantito dai rilevatori satellitari (gps) che scandaglieranno le loro rotte. Grazie alle immagini della telecamera è stato infine, possibile acquisire importanti informazioni sulla dieta di pesce che mamma e papà falco hanno somministrato ai loro piccoli. Ben 400 pesci di varie specie molte delle quali provenienti dal mare anziché dalla vicina laguna del Calich che invece viene prevalentemente utilizzato nel periodo non riproduttivo.

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