Eleonora d’Arborea in sardo? La prof. “continentale” dice no

Articolo pubblicato il 9 luglio 2013
eleonora

Voleva sostenere in sardo una parte dell’esame di maturità. Ma la presidente della commissione – una docente pugliese che ovviamente non avrebbe capito una parola – gliel’ha impedito. Il caso di Elisa Melis, questo il nome della studentessa della quinta A dell’Istituto alberghiero di Tortolì, di certo contribuirà a rilanciare il dibattito sull’uso del sardo nelle scuole. Anche perché si è verificato a meno di un mese di distanza da un caso esattamente opposto, quello dello studente di terza media dell’istituto Alfieri di Cagliari che ha chiesto, e ottenuto, di sostenere l’esame in limba ed è stato promosso col massimo dei voti.

La notizia, che è stata data dal blog vitobiolchini.it e ripresa oggi da la Nuova Sardegna, ha raccolto subito molti commenti. Anche se alla base di tutto pare esserci un equivoco. La ragazza, infatti, ha detto di aver accennato sabato scorso alla presidente della commissione la sua intenzione di illustrare in sardo la tesina dedicata a Eleonora d’ Arborea e di aver avuto una risposta positiva. Invece lunedì, al momento dell’esame, è arrivato il no. Insomma, molto probabilmente non si erano capite. Fatto sta che quando Elisa è passata al sardo, la docente l’ha interrotta: “Impossibile”. Elisa, ovviamente, c’è rimasta male. Le sono venuti gli occhi lucidi. Ma, con l’aiuto dei suoi professori, si è ripresa rapidamente e ha illustrato brillantemente la sua tesi in italiano.

In italiano, d’altra parte, aveva svolto tutta la parte iniziale dell’esame, quella dedicata alla matematica e alle materie specifiche del suo corso di studi, alimentazione e ristorazione. Nel caso di un mese fa, invece, lo studente tredicenne Riccardo Laconi, aveva svolto in sardo l’intera prova, parlando di Emilio Lussu, D.H Lawrence, ma anche di bioedilizia.

L’idea di Elisa di illustrare in sardo la tesina sulla storia giudicale si fondava sulla convinzione che parlare della storia di un popolo nella lingua di quello stesso popolo sia il modo più efficace per restituirne il senso profondo. Un’intenzione, questa, che sicuramente sarà apprezzata anche dalla docente “continentale”. Elisa può attendere con ragionevole ottimismo il voto finale.

I PRECEDENTI: IL CASO DELL’ESAME DI LINGUISTICA SARDA COL PROFESSOR SANNA 

Di certo casi del genere sono destinati a ripetersi perché la possibilità di utilizzare il sardo è affidata esclusivamente alla sensibilità dei docenti, oltre che – come in questo caso – al fatto che siano in grado di capire.  Ma nemmeno sempre.

Un docente di lungo corso, Aldo Borghesi, intervenendo nel blog di Biolchini ha per esempio raccontato un altro caso, risalente a una ventina di anni fa. Un suo alunno pensò di presentare in sardo una tesina sulla poesia sarda “con vivo scandalo di qualche collega interno”. Fatto sta che la presidente della commissione – una napoletana che di sardo non conosceva neanche una parola – s’incuriosì moltissimo, lesse la tesina da cima e fondo e (facendosi aiutare un po’ dallo stesso Borghesi, un po’ dall’alunno), consentì l’uso del sardo nella discussione e premiò il coraggioso studente con un notevole incremento del voto di maturità.

Un altro caso si verificò nel 1977 alla facoltà di lettere dell’università di Cagliari quando lo studente Leo Talloru tentò di sostenere in sardo l’esame di linguistica sarda col professor Antonio Sanna, una delle massime autorità della materia. Sanna lo bloccò subito e Talloru uscì indignato dall’aula. Nel corridoio, per protesta, intonò “Barones sa tirannia”. Ne parlò tutta la stampa nazionale.  Da allora sono passati trentacinque anni.

 

5 Comments

  1. rina

    9 luglio 2013 at 08:41

    Salve sono l’insegnante di Riccardo, voglio smentire subito la notizia che date o che qualcuno ha dato, Riccardo non ha sostenuto tutto l’esame in sardo, ma si è limitato a parlare in sardo di bioedilizia in Sardegna…..grazie

  2. expel

    9 luglio 2013 at 08:57

    la lingua ufficiale dello stato è l’italiano, non mi risulta che professori dl continennte siano tenuti a conoscere tutte le minoranze linquistiche. dobbiamo sempre farci riconscere per queste polemiche idiote. se un sardo fa il commissario d’esame in trentino, deve conoscere il tedesco, in val d’aosta il francese. o facciamo venire chi sa il sardo o non ci lamentiamo.

    • UnSardo

      9 luglio 2013 at 14:55

      “Dal 1997 la lingua sarda, insieme alle altre presenti nell’isola, è lingua ufficiale della Sardegna, in regime di coufficialità con l’italiano.” (da Wiki)

      Evidentemente il problema è di fondo. Ognuno tragga le proprie personali conclusioni (senza darle per scontate).

  3. Francesca

    9 luglio 2013 at 19:57

    Il sardo piace anche a me ma è inutile parlarlo in sardo se la persona che hai davanti non ti capisce: mi pare segno di rispetto. Inutile anche considerarla una lingua ufficiale, anche se vorremmo (secondo me): a seconda della zona cambia, non la parliamo tutti allo stesso modo.

    • UnSardo

      9 luglio 2013 at 22:32

      Se io mi reco all’estero, per rispetto (e utilità) uso la lingua locale, è ovvio. In questo caso abbiamo una persona che nella SUA terra natìa non ha potuto parlare la lingua – o una delle lingue – della sua terra (riconosciuta pure legalmente). Doveva fare finta di non essere sarda e di non aver mai conosciuto e usato il sardo? Oppure è l’istituzione che si deve adeguare al cittadino che chiede la semplice osservanza di un suo diritto (peraltro, ripeto, riconosciuto dalla legge e non da un capriccio).
      Tra l’altro la docente non sarda era una, non tutte, ed è difficile credere che non potesse chiudere un occhio per 5-10 minuti di sardo (che magari poteva essere facilmente tradotto dalla ragazza o dagli altri professori).

      Quanto al fatto che sia inutile considerarla come effettiva lingua ufficiale, esiste la Limba Sarda Comuna (LSC), ma ovviamente finché si ignora la legge e non si insegna a scuola rimangono solo le varie forme dialettali (che esistono anche nell’italiano come in qualsiasi lingua, ma ciò non impedisce l’esistenza di un italiano ufficiale). E’ perciò un non problema dato che basterebbe la volontà politica.
      Aggiungo che per riuscire a capire le diverse varianti di sardo basta comunque pochissima ‘pratica’ a chiunque abbia le basi di un dialetto qualsiasi.

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