I Giganti a New York e l’egotico manager: operazione da 12 milioni con livore sui social

Alessandra Carta

I fatti: nel 2023 il pugilatore Manneddu, uno dei Giganti di Mont’e Prama meglio conservati, verrà caricato su un aereo con destinazione New York. La statua sarà esposta al Metropolitan della Grande Mela, uno dei più prestigiosi musei del mondo con milioni di visitatori ogni anno.

C’è da essere felicissimi: il viaggio di Manneddu in America è l’applicazione in salsa economica del proverbio su Maometto e la montagna. Siccome nella nostra Isola il segmento del turismo culturale ha ancora numeri piccoli malgrado la ricca offerta, ecco che il patrimonio storico e archeologico viene messo in valigia ed esportato a tempo.

Peccato perà che all’ombra dei Giganti di Mont’e Prama sia stata ingaggiata una guerra istituzionale che, al contrario delle imponenti statue trovate nella piana di Cabras, rende piccola piccola la tendenza ad approfittare di una missione pubblica e collettiva per bearsi della propria bravura. Egotismo all’ennesima potenza.

Il protagonista assoluto è Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama che controlla non solo le Stature, ma anche l’area archeologica di Tharros, la Torre di San Giovanni e l’ipogeo di San Salvatore. Sono soci il ministero della Cultura, la Regione Sardegna e il Comune di Cabras. Muroni – voluto lì dal governatore Christian Solinas in persona che gli ha fatto assegnare pure la direzione artistica delle celebrazioni per i 150 anni dalla nascita di Grazia Deledda – sta gestendo sui social l’accordo con il Metropolitan Museum come se fosse un affar suo. Come fosse il deus ex machina dell’operazione.

Il presidente della Fondazione ha raccontato come stanno le cose solo di straforo, in un post di tre giorni fa, quando la delegazione partita da Cagliari è sbarcata a New York. Si legge: “Firmato alla Columbia University il nuovo accordo fra la Regione Sardegna e l’Italian Academy, sulla valorizzazione dei beni archeologici della Sardegna. Tra gli attuatori anche la Fondazione Mont’e Prama che ha supportato la Columbia university press e Regione Sardegna nella prima pubblicazione scientifica in lingua inglese sui Giganti”. E ancora: “Il prossimo 12 aprile” il celebre ateneo “ospiterà un convegno scientifico internazionale e una mostra sull’antica città di Tharros. Presenti anche i rappresentanti delle società Dinamo Sassari di basket e DoubleS”, gli sponsor sardi privati.

Quindi: Muroni scrive che la Fondazione da lui presieduta è tra gli attuatori. Ma dopo quel giorno, gli altri diventano marginali. La narrazione del presidente cambia. Ventiquattro ore dopo, sempre sulla propria pagina Facebook, Muroni annota: “Questa mattina Fondazione Mont’e Prama e Metropolitan Museum di New York hanno firmato l’accordo per una mostra sull’antica storia della Sardegna, che verrà inaugurata nel maggio 2023 e resterà aperta fino a novembre dello stesso anno”.

Ancora: “La mostra è resa possibile dal programma ‘Grande progetto Mont’e Prama’, finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna, favorita dall’azione dell’Osservatorio dell’Italian Academy, presso la Columbia University, diretto dalla professoressa Barbara Faedda, e sarà favorita dalla partnership con Acrisure, DoubleS e Dinamo Sassari”. E poi: “In contemporanea alla mostra, Fondazione Mont’e Prama, Centro regionale di programmazione e partner privati organizzeranno una ‘call to action’ per promuovere la presenza turistica nel Sinis e nell’intera Sardegna”.

Muroni si è allargato talmente tanto in una sorta di delirio di onnipotenza che Massimo Temussi, il direttore generale del Centro regionale di programmazione (Crp), ieri su Facebook ha pubblicato un post per spiegare cosa sia realmente accaduto con il sbarco di Nanneddu a New York.

Ha scritto Temussi: “La collaborazione prestigiosa tra Crp e Columbia University ci permetterà di avere un libro edito da ‘Columbia University press’ dedicato alla Sardegna e un evento internazionale a New York il 12 Aprile su Tharros e la storia archeologica sarda. Dal prossimo anno, I Giganti saranno ospiti al Metropolitan museum che vanta oltre 3 milioni di visitatori annui”.

Quindi: la Fondazione Mont’e Prama non c’entra nulla con l’accordo siglato dal Centro regionale di programmazione con l’ateneo di New York. Non solo: Nanneddu può varcare l’oceano perché il Crp ha dato alla stessa Fondazione 12 milioni di euro. Do-di-ci.

Muroni era a New York faccia a faccia con Temussi, al primo giorno di eventi alla Columbia University hanno partecipato insieme, come si vede dalla foto pubblicata sempre su Facebook dallo stesso presidente della Fondazione Mont’e Prama (è l’immagine di copertina di questo articolo). Eppure il manager dei Giganti non sente il bisogno di fare squadra, di citare la regia del Crp e di Temussi, ma preferisce giocare una partita in solitario attribuendosi anche meriti non suoi.

A New York, se non ci fosse stato il rimpasto di mezzo, ci sarebbe dovuto essere anche Giuseppe Fasolino, l’assessore regionale alla Programmazione che ha aperto le maglie della borsa per permettere anche a Muroni di essere lì, in accordo con il Crp. Ma Muroni ha fatto tabula rasa di tutto ed ecco la sua autocelebrazione social.

Manneddu sbarcherà a New York, ma se il buongiorno si vede dal mattino, nella Grande Mela, insieme ai Giganti, non arriverà anche la grandeur umana dell’Isola. Tutt’altro. L’operazione del pugilatore a Metropolitan nasce per celebrare un’epoca storica di grande fulgore, ma a ben vedere il lavoro di squadra tra assessorato alla Programmazione, Crp e Fondazione Mont’e Prama con funzioni di promozione è stato ridotto a vendetta da osteria, quando invece l’iniziativa comporta un oneroso esborso di soldi pubblici. Ed è l’unico motivo per cui ci sentiamo autorizzati a scrivere.

Stare nei posti di comando, quand’anche è la politica a deciderlo in maniera del tutto discrezionale, richiederebbe di rispettare un codice etico e di comportamento da applicare con rigore. Perché la forma è sostanza. Sempre.

Alessandra Carta

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