Servitù, alla Sardegna spettano 20 milioni. Ma Roma non salda il conto

La somma è l’indennizzo che spetta all’Isola per il quinquennio 2009-2014 a compensazione del mancato sviluppo.

Spunta un debito di 20 milioni sulle servitù militari. Si tratta di un indennizzo che il ministero della Difesa deve alla Sardegna per il quinquennio 2009-2014. “Ma ancora non è stato versato, il ritardo è di quasi due anni”.

A sollevare il caso sono i delegati della Regione nel Comitato misto paritetico (Comipa): 14 i componenti, di cui sette civili, di nomina politica, che due volte all’anno si siedono al tavolo insieme altrettanti responsabili militari. Obiettivo: valutare i programmi delle attività addestrative in Sardegna. Tra loro Giovanni Aramu che per 28 anni (dall’84, indicato da Mario Melis) ha guidato l’Ufficio Servitù di viale Trento, accorpato alla presidenza della Giunta. Dice: “Continueremo a battere cassa per farci dare il dovuto”.

Il credito che l’Isola può vantare con Roma è determinato dai meccanismi della legge 104 del ’90, comma 2 dell’articolo 4. La norma in questione è l’aggiornamento della 898 del ’76, con la quale lo Stato ha cominciato a regolare le Servitù prevedendo, tra le altre cose, l’istituzione del Comipa. E proprio martedì prossimo, il Comitato torna a riunirsi, nella sede del Comando militare della Sardegna, in via Torino 21 a Cagliari. Il precedente incontro si svolse il 9 luglio scorso, quando i sette civili del Comipa bocciarono tutte le attività addestrative in programma dal 1° ottobre al 31 dicembre 2015, compresa la contestata super operazione Trident Junctere. Ma quel “no” non è stato tenuto in considerazione.

Al tavolo del 20 ottobre i rappresentanti civili porteranno anche la questione del credito non versato. Aramu spiega: “Gli indennizzi spettano alle Regioni maggiormente oberate dai vincoli e dalle attività militari. L’importo viene individuato ogni quinquennio con decreto del presidente del Consiglio, sentito il ministero della Difesa. Per il 2009-2014 alla Sardegna spettano appunto 20 milioni che, come sempre, andranno destinati alla realizzazione di opere pubbliche e sociali nei Comuni dove la presenza militare incide maggioramente, limitando l’uso del territorio e lo sviluppo economico e sociale”.

La conferma sull’indennizzo ancora congelato arriva dall’Ufficio stampa di viale Trento. “Come ribadito più volte dal Presidente (oggi a Bruxelles), la Regione rivendica con forza le risorse e non accetterà somme inferiori rispetto a quelle concesse nel precedente quinquennio”. Per il 2004-2008 la Sardegna ha incassato 17 milioni come ‘ricompensa’ per il consumo del territorio e il mancato sviluppo.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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Prove di guerra in Sardegna, quel “no” detto inutilmente il 9 luglio 2015

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