I promotori della legge di iniziativa popolare davanti alle commissioni Ambiente e Attività Produttive per discutere il testo della “Pratobello 24”
di Vito Fiori
“Ci sono le aree industriali dismesse, da rivalutare totalmente, compresi i capannoni. Sono già impostate in un certo modo, cioè hanno l’energia elettrica, non devi creare nulla. Qui il fotovoltaico troverebbe la sua giusta collocazione. E poi le comunità energetiche, fondamentali se si vuole procedere verso una transizione razionale”. Il professor Angelo Spena, docente di Fisica tecnica ambientale all’Università di Tor Vergata, a Roma, nonché presidente del Gme (Gestore dei mercati energetici), sul tema rinnovabili ha da sempre le idee chiare. “Capisco le contestazioni della gente – spiega – quando i progetti impattano sul territorio, è giusto porre dei limiti”.
Già, i limiti. Quelli circoscritti dal Decreto Aree idonee del consiglio regionale, e quelli definiti dalla legge di iniziativa popolare “Pratobello 24“. A un anno e mezzo dal deposito di quest’ultima, con il clima ormai svelenito, domani si comincerà a parlarne davanti alle Commissioni Ambiente, presieduta da Roberto Li Gioi (M5s) e Attività produttive, presieduta da Antonio Solinas (Pd) con le prime audizioni e l’esame del testo.
A leggere i commenti sui social di alcuni promotori della protesta, si tratterà di un semplice atto di cortesia nei confronti dei 210 mila sottoscrittori della “Pratobello 24”, troppo a lungo ignorati dall’attuale classe dirigente regionale. Può darsi sia così, intanto la data del confronto è stata fissata. A volerlo, è stato il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, nonostante le perplessità di qualche alleato che ha poi dovuto adeguarsi. Alla fine, 210 mila firme sono pur sempre 210 mila voti.






