La Regione fissa limiti tra il 10 e il 30% per l’occupazione degli arenili. L’assessore: “Uso più equilibrato delle coste e maggiore accessibilità”.
di Vito Fiori
Con le nuove linee guida del Piano di utilizzo dei litorali (Pul) ci sarà una stretta, anche piuttosto forte, sull’occupazione degli arenili con parametri che variano dal 10 al 30 per cento come massima “occupabilità”. Tradotto, ci sarà una drastica riduzione del numero di concessioni e un aumento rilevante di superficie per le spiagge libere. Una scelta politica decisa, molto ambientalista e molto di sinistra, che creerà inevitabili polemiche e contestazioni da parte degli imprenditori balneari. L’assessore regionale dell’Urbanistica Francesco Spanedda non è preoccupato. E usa toni pacati per spiegare il suo piano: “Noi stabiliamo i criteri generali per i Comuni. Stiamo lavorando per questo. Già trenta amministrazioni comunali si sono dotate di Pul per cui possono continuare a operare. Solo se dovessero apportare delle varianti sostanziali dovranno necessariamente adeguarsi alle nuove norme”.
In tutto questo che fine farà il Poetto? “Non è in questa sede che si affronta il problema”. Prima o poi si dovrà comunque farlo. A Spanedda piace di più soffermarsi sullo spirito delle nuove linee guida. “Abbiamo pensato di sfruttare anche quei tratti di litorale piccoli e rocciosi per un’offerta variegata e per invogliare i Comuni a muoversi. Soprattutto, abbiamo puntato su un utilizzo degli arenili più oculato, con delle novità sui criteri di localizzazione delle spiagge libere. Vorremmo che queste diventino appaganti e che siano accessibili. Insomma, quantità calibrata di superficie e qualità, pensando ai disabili e a tutti”.
Ci saranno meno concessioni che costeranno di più? “Credo che le estensioni previste dovrebbero permettere di mantenere o quasi la situazione attuale. E poi noi non gestiamo il demanio. Quanto incassare lo stabilisce lo Stato”. La chiosa: “Lo sa che i nostri balneari che hanno subito danni dal ciclone Harry saranno rimborsati e che in altre regioni no? Significa che qui c’è stata maggiore attenzione con le proroghe delle concessioni altrove, invece, c’è stata, come dire, un po’ di leggerezza, con la conseguenza che i danni non saranno risarciti”.






