La proposta è in discussione nella Commissione Affari costituzionali della Camera: prevede un Organismo nazionale con sede a Roma e la cancellazione degli uffici territoriali.
“Alla vigilia dell’8 marzo, cancellare le consigliere di parità reginali e provinciali è un atto gravissimo”. Tiziana Putzolu, consigliera di Parità per la Regione Sardegna, è molto dura sulla novità in arrivo dal Governo: un decreto legislativo che darà vita a un Organismo di Parità con sede a Roma e allo stesso tempo eliminerà le consigliere regionali e provinciali già esistenti. Previsti, al loro posto, le “sezioni operanti a livello territoriale” che lavoreranno, comunque, sotto il coordinamento dell’organismo centrale.
Il provvedimento è oggi all’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera, e se dovesse superare l’iter di approvazione sarebbe in vigore dal 2027: in diverse regioni e province ha già sollevato perplessità e polemiche proprio perché cancellerebbe un istituto pensato per ascoltare le persone che denunciano discriminazioni sul lavoro. Le donne, soprattutto.
La proposta del Governo Meloni presentata dalla ministra Eugenia Rocella vuole attuare due direttive europee, le 1499 e 1500 del 2025, nate “per rafforzare gli organismi di parità verso una maggiore indipendenza, una maggiore autonomia finanziaria, una maggiore dotazione di personale indipendente – sottolinea Putzolu. – E invece nella stessa proposta eliminano quelle territoriali, questo mostra una totale mancanza di conoscenza del nostro impegno, il fatto ad esempio che si pensi che le lavoratrici che si sentono discriminate non abbiano un contatto diretto ma che debbano avere rapporti con un ufficio lontano farà una grande differenza: non c’è nessuna donna che segnala un comportamento discriminatorio senza avere la certezza che il suo caso venga trattato con cura e riservatezza”.
“E’un modo per devitalizzare l’istituto quale garanzia contro la discriminazione di genere sul lavoro – commentano Rita Dedola e Bruna Biondo, consigliere di Parità per la Città metropolitana di Cagliari. – Se non si osserva il criterio della sua diffusione capillare sul territorio perde automaticamente il senso della sua istituzione. Già è difficile, per chi subisce discriminazione nei luoghi di lavoro, verbalizzare e quindi segnalare la propria situazione, se poi deve rivolgersi ad una entità non individuabile fisicamente sul territorio, rinuncia anche di farlo. Sarebbe una battuta d’arresto nel processo di sviluppo del la parità di genere: si vuole creare un nuovo organismo che nel voler perseguire l’intento di adeguare alle direttive europee gli organismi di parità per renderli maggiormente organici, di fatto sguarnisce i territori dell’unico presidio periferico che aveva lo scopo di tutelare anche e soprattutto nell’immediatezza la vittima di discriminazione di genere sul luogo di lavoro. Se la notevole dotazione economica di cui si fa cenno nello schema fosse stata utilizzata per rafforzare gli uffici delle consigliere di parità sparse nel paese gli effetti sarebbero stati decisamente più incisivi e determinanti. L’accentramento romano di un organismo di parità così come concepito di fatto rappresenta un arretramento nella tutela e nello sviluppo della parità di genere“.
Stessa opinione per Camilla Soru, consigliera regionale in quota Pd e presidente della commissione consiliare Lavoro: “Decidere di centralizzare un servizio come questo significa non dargli alcun valore, è giusto che ci siano presidi sui territori che possano instaurare rapporti di fiducia. E’ uno sportello che riguarda il mondo del lavoro femminile, un mondo fragile che ha bisogno di competenze e assistenza vicine. E’ un passo indietro in una Europa che chiede di trovare soluzioni ai problemi del mondo femminile: il Governo decide di tagliare queste funzioni territoriali e accentrarle in un momento in cui abbiamo una ministra alle Pari opportunità che ha tantissimi interessi fuorché quelli legati al superamento delle differenze di genere”.
(nella foto, la ministra per le Pari oppurtunità Eugenia Roccella)






