Covid-19, nuova ordinanza di Solinas: ‘Prorogate le disposizioni del 13 aprile’

Christian Solinas ha firmato una nuova ordinanza. La numero 21, pubblicata alle 19,52 di ieri, 3 maggio, e messa online sul sito della Regione solo a notte fonda. Ma senza che l’Ufficio stampa ne desse notizia. Il provvedimento arriva a distanza di ventiquattro ore dal dispositivo delle polemiche, quell’ordinanza numero 20 illustrata sabato 2 maggio nel corso di una diretta Facebook e con la quale il presidente della Regione ha aperto la sfida col Governo di Giuseppe Conte sul terreno delle competenze in materia dell’emergenza Covid-19. Solinas, due sere fa, ha infatti deciso di anticipare all’11 maggio la riapertura delle attività legate ai servizi alla persona, come negozi di abbigliamento e scarpe, nonché centri estetici e saloni di parrucchieria.

Adesso, però, non è chiaro cosa succeda. Nella nuova ordinanza non è precisato se si tratta di un provvedimento sostitutivo o integrativo. Spetterà allo stesso Solinas, oggi, fare chiarezza. In un senso o nell’altro. E dire, soprattutto, se il nuovo dispositivo ha annullato (o meno) il precedente. Politicamente la mossa si tradurrebbe in una marcia indietro dettata, se così fosse, dal buon senso di non incorrere in un’eventuale impugnazione da parte del Governo nazionale. Del resto, anche ieri il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, è stato chiaro. “L’ordinanza della Sardegna – ha detto a Sky Tg24 – va rivista o non sarà valida“.

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Il nuovo provvedimento di Solinas si compone di sette pagine (qui il pdf cliccabile), contro le venti del precedente dispositivo di sabato (qui il testo completo). Sono due articoli in tutto. Nel primo si legge: “L’efficacia delle disposizioni di cui all’ordinanza numero 18 del 7 aprile 2020, già prorogata con ordinanza numero 19 del 13 aprile 2020, è ulteriormente prorogata al 17 maggio 2020“. E nel secondo articolo: “Le disposizioni della presente producono i loro effetti a far data dal 4 maggio 2020“.

Tutto questo apre la strada a un secondo scenario: il 17 maggio è la data che il premier Conte ha scelto come termine nazionale per avviare un programma di aperture differenziate su base regionale, a seconda dell’indice di contagio (Rt) che si rileverà in ciascun territorio. Questo può voler dire che Solinas, alla fine, ha deciso di aspettare Roma. Del resto, tra l’11 maggio, termine scelto dal governatore sardo, e la data-civetta del Governo nazionale, c’è solo una settimana di differenza.

Insomma, col nuovo provvedimento Solinas potrebbe aver congelato la fuga in avanti che l’altro giorno ha fatto arrabbiare i vescovi e i sindaci. I primi sulle messe, i secondi sui poteri assegnati dallo stesso capo della Giunta in relazione alle aperture e alle chiusure delle attività. Il clero sardo si è infastidito rivendicando “l’esclusiva competenza nel decidere l’eventuale ripresa delle funzioni eucaristiche“; le fasce tricolori, invece, non hanno gradito che il presidente della Regione intendesse scaricare sui Comuni la gestione della pandemia, specie in opposizione alla strategia sanitaria dell’Esecutivo Conte. Si aggiunga che l’ordinanza di sabato non ha soddisfatto nemmeno il Cagliari calcio che, malgrado la possibilità contenuta nel provvedimento di riprendere gli allenamenti, ha risposto niet,a tutela di tutta la squadra“. Come se non bastasse, anche la Cgil ha protestato per “la riapertura domenicale dei centri commerciali“.

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Con la proroga dell’ordinanza del 13 aprile e salvo diverse comunicazioni di Solionas, dovrebbe succedere che in Sardegna sino al 17 maggio entrano in vigore solo le disposizioni dell’ultimo decreto Conte (quello del 26 aprile). Ovvero ci si può spostare in tutto il territorio regionale per andare a trovare i congiunti; riaprono parchi e cimiteri; può riprendere l’attività sportiva anche oltre i 200 metri da casa. Ancora: se, come sembra, anche nell’Isola valgono solo le regole del decreto Conte, non si possono raggiungere nemmeno le seconde case, a differenza di quanto deciso da Solinas con l’ordinanza di sabato. Ma, come detto, ogni dettaglio si conoscerà solo oggi.

Di sicuro, per via delle disposizioni nazionali, da questa mattina in tutta Italia riaprono le aziende manifatturiere. Via libera pure alla ripresa del settore edilizio, così come di quello immobiliare. Primo giorno di novità anche per bar e ristoranti cambia: da oggi hanno l’opzione di vendere per l’asporto. I clienti, in buona sostanza, possono entrare, ordinare e poi devono lasciare il locale e consumare altrove la merce acquistata. Fondamentale, per tutti, l’obbligo di mantenere il distanziamento sociale e utilizzare la mascherina. Con certezza nei locali chiusi, come i negozi e i market, mentre all’aperto la scelta dipenderà dal grado di vicinanza con le altre persone.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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