Cinque candidati sindaco, alleanze e liste-minestrone: l’anomala situazione di Tempio

Sfida al voto per l’uscente Gianni Addis, l’ex assessore regionale Andrea Biancareddu, l’ex primo cittadino Romeo Frediani, il militare ed editore Fabrizio Carta e la manager Gianna Masu.

di Vito Fiori

La popolazione che diminuisce, oggi è sotto i 13 mila residenti, è il segno di un’evidente decadenza amplificata dalle austere facciate di granito del centro storico. E in un contesto simile, con l’ospedale che non risponde manco ai bisogni primari dei cittadini del territorio, il liceo classico snaturato per carenza di iscritti, le strade che sono un ostacolo a qualsiasi intrapresa economica, Tempio si avvia alle prossime comunali del 7-8 giugno con cinque candidati sindaco e sette liste-minestrone.

C’è l’uscente Gianni Addis che si ripresenta e propone con una lista civica la sua intera squadra di governo, tutta di chiara estrazione di centrodestra, sostenuta da una lista del Partito Democratico (quando si dice la coerenza). Un accordo, questo, per cercare di battere il “grande nemico”, cioè, Andrea Biancareddu (ex consigliere e assessore regionale ed ex sindaco), che non riesce proprio a rimanere senza una carica politica più o meno di rilievo (due anni fa, passato dall’Udc alla Lega, non era stato rieletto in Regione). È da oltre un anno che Biancareddu lavora per formare il gruppo che dovrebbe riportarlo in municipio.

Quindi, Fabrizio Carta, militare dell’esercito, editore di Teleregione Live e di una radio di ispirazione cattolica, che, oltre alla sua lista, può contare su quella messa in piedi da Nicola Comerci (Sinistra Italiana), un guazzabuglio di nomi che non sembra azzeccarci molto con l’altra. È di qualche giorno fa l’ufficialità della candidatura dell’ex sindaco Romeo Frediani (Pd), convinto a rimettersi in gioco da un gruppo di vecchi arnesi del defunto Pci e dei piccoli rivoli che aveva generato. Frediani ha detto che la sua è una testimonianza, giusto per evitare che a Tempio la sinistra scompaia. In realtà è scomparsa da tempo e quel che e resta si è trasformato in piccole bande che stanno dappertutto pur di esserci anziché trovare un accordo, un po’ come gli indipendentisti a livello regionale.

Infine, l’unica donna candidata, Gianna Masu, dirigente comunale a Olbia, vera sorpresa di questa campagna elettorale, almeno nell’approccio. Nella sua lista non ci sono ex consiglieri o ex assessori o ex nulla, solo dodici giovani, equamente divisi tra uomini e donne. Nessun legame con il passato, men che meno con partiti che hanno amministrato la città negli ultimi decenni. Una scommessa guardata con sufficienza da più parti e con sospetto da altri (c’è chi pensa che in caso di ballottaggio Masu possa schierarsi con Addis, vicino a Settimo Nizzi, sindaco di Olbia, lei ha negato).

Insomma, una situazione molto particolare che a Tempio non si era mai vista prima. Oltre cento candidati consiglieri che ambiscono a una sedia nel palazzo di Piazza Gallura, e un clima poco sereno. La campagna elettorale è entrata nel vivo già da un pezzo, sui social non si gioca col fioretto e le accuse tra i diversi gruppi sono quotidiani.

Nel frattempo, c’è chi ha messo la Sanità al primo punto del programma, come se riempire di medici e infermieri il Paolo Dettori fosse roba municipale, oppure si erge a paladino della Giustizia con l’intento di fermare quanti vorrebbero chiudere il Tribunale per spostarlo a Olbia, se mai dovesse accadere non sarà di certo il sindaco o gli assessori a impedirlo. In definitiva, al di là del variegato mondo del voto e degli eccessi di chi vorrebbe dirigerlo, non c’è molto di nuovo sotto il sole tempiese. Anche questo è un sintomo di declino.

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