Ne è convinto anche il Rettore dell’Università del capoluogo: “Competizione difficile ma possiamo farcela”.
L’Einstein Telescope potrebbe cambiare il modo in cui osserviamo l’universo e la Sardegna – secondo gli scienziati coinvolti nel progetto – ha tutte le caratteristiche per ospitare questo grande osservatorio europeo delle onde gravitazionali.
A ribadirlo è stata l’astrofisica Marica Branchesi, docente al Gran Sasso Science Institute e membro del comitato tecnico scientifico per la candidatura italiana, intervenuta a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Cagliari. “L’Einstein Telescope è uno strumento rivoluzionario che ci permetterà di vedere le onde gravitazionali dal primo universo – ha spiegato – e di osservare oggetti astrofisici incredibili e quello che oggi è completamente invisibile”.
Per la scienziata la Sardegna rappresenta una sede particolarmente adatta per l’infrastruttura, che dovrebbe essere realizzata sottoterra. “Sos Enattos, a Lula, è un luogo estremamente silenzioso – ha detto – dove non abbiamo rumore antropico né rumore sismico e dove c’è una roccia perfetta per poter scavare e installare l’osservatorio. È il posto che scientificamente ci permetterà di raggiungere i migliori risultati”.
La candidatura italiana prevede diverse soluzioni tecniche per la struttura dell’osservatorio. “La Sardegna presenterà entrambi i progetti, sia il triangolo sia la configurazione a due L – ha spiegato Branchesi – perché è il sito davvero migliore. Le due L, in particolare, abbiamo dimostrato che danno risultati scientifici migliori e comportano meno rischi. Speriamo di poterle realizzare insieme alla Sassonia”.
Secondo Branchesi l’Einstein Telescope non sarebbe solo una grande infrastruttura scientifica, ma anche un motore di sviluppo per il territorio. “È un catalizzatore di investimenti, di sviluppo tecnologico e di formazione. È un’opportunità per formare scienziati ma anche per rafforzare la cultura scientifica del territorio”. Da qui l’appello a fare squadra: “Dobbiamo andare avanti uniti, scienziati, politica e popolazione, perché questo è un sogno che dobbiamo fare in modo che diventi realtà”.
Sulla stessa linea anche il rettore dell’Università di Cagliari, Francesco Mola, che invita a mantenere fiducia nella candidatura sarda. “Le speranze sono tante: bisogna crederci fino alla fine – ha detto –. La competizione è difficile, ma credo che abbiamo tutte le carte in regola per competere”.
Secondo Mola la sfida si gioca non solo sul piano scientifico ma anche sulla capacità di dimostrare affidabilità nella realizzazione del progetto. “È importante farsi trovare pronti sia nella fase di progettazione, quella attuale, sia nella fase di credibilità nella realizzazione delle infrastrutture che dovranno convincere la commissione europea”.
Il rettore ha ricordato che si tratta di una competizione tra diversi territori europei. “Queste sono operazioni molto importanti e l’ambizione è alta per tutti – ha spiegato –. Ci sono regioni che partono da esperienze consolidate, ma noi faremo valere le nostre”.






