Sanità, il fuggi fuggi dei manager bravi. Ecco chi ha ‘scaricato’ Solinas e alleati

Se ne sono andati. Per amore di professione. Alcuni direttamente fuori dalla Sardegna; altri in enti diversi. Sono i manager bravi della sanità sarda. Quella che il centrodestra del presidente Christian Solinas sta prendendo a randellate, senza che nessun consigliere di maggioranza abbia un sussulto d’orgoglio e si smarchi dai pasticci. Sia chiaro: Pd e alleati non si sono distinti, nella passata legislatura, per prodezze sulla materia, tanto che dopo la riorganizzazione della rete ospedaliera è come se la coalizione di centrosinistra fosse morta, sul fronte della sanità.

In ogni caso, Luciano Oppo, oristanese del 1962, era uno di quei dirigenti che all’Ats sgobbava. Erano i tempi di Fulvio Moirano, il manager ligure che in Piemonte è diventato sabaudo. Negli uffici dell’Azienda per la tutela della salute, quella Asl unica che Solinas aveva promesso di smantellare ma in realtà ha solo cambiato il nome (tra un po’ si chiamerà Ares, con gli stessi identici compiti dell’Ats, Oppo faceva il direttore delle Risorse umane. Appena alla sanità è arrivato il leghista Mario Nieddu, l’assessore che dice sempre “è tutto sotto controllo”, Oppo se n’è andata all’Enas, l’ente acque della Sardegna.

Non solo l’Ats ma addirittura l’Isola l’ha lasciata pure Giuseppe Spiga, dirigente medico che stava ugualmente nelle stanze di ‘peso’: lavorava nella Direzione sanitaria dell’Ats. Appena ha visto la malaparata, Spiga ha deciso di emigrare. Nell’assessore alla Sanità della Regione Lazio fa il direttore della Programmazione. Dall’Ats si è messo in aspettativa. Per ora sino al 2022.

A Civitavecchia è andata invece Maria Franca Mulas, medico anche lei. All’Ats nella struttura che si occupava di rischio clinico. Nella città laziale è stata ingaggiata nello staff della Direzione generale. Un incarico importante e lontano dall’incertezza del contesto sardo.

A questi manager della sanità la lungimiranza non è mancata: le Asl sarde sono senza guida, perché i capi delle Assl sono scaduti il 31 dicembre. E i nuovi commissari delle aziende sanitarie, ‘figli’ della riforma voluta dal centrodestra con la legge 24 di settembre, non tutti sono in sella. La Giunta Solinas ha approvato sei delibere. All’appello ne mancano ancora quattro (qui l’inchiesta di Sardinia Post).

Nella lista di ‘quelli bravi’ figura pure Giovanni Pintor. In Regione, nella passata legislatura, ha cominciato facendo il capo di gabinetto dell’assessore Luigi Arru. Da lì è andato a guidare l’Azienda ospedaliero-universitaria (Aou) di Sassari. Per evitare di incrociare il centrodestra, Pintor si è spostato di molto. Adesso lavora all’Inail.

Poi ci sono i dimissionari. Storie che si sono susseguite nell’ultimo anno e mezzo e sono tornate al centro del dibattito a Palazzo in coincidenza col caos di questi giorni. Anche quello che rischia di travolgere il nuovo commissario dell’Ats, Massimo Temussi, nominato sulla base di un articolo della legge regionale 24 contestato dal Governo sino all’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale. Roba che denotata una certa spregiudicatezza (non nuova in Solinas), ma che rischia di rendere invalide tutte le delibere dell’Ats. Nella stessa situazione c’è anche il cugino di Temussi, Antonio Lorenzo Spano, fresco di nomina all’Aou di Sassari.

Comunque, si diceva, i dimissionari: con l’arrivo del centrodestra Luigi Minerba ha lasciato la direzione della Assl di Cagliari; stessa mossa per Andrea Marras nell’azienda socio-sanitaria di Lanusei e per Mariano Meloni in quella di Oristano. Nel Sulcis Maddalena Giua, anche lei a capo della Assl locale, aveva direttamente optato per la pensione.

Di recente il fuggi fuggi ha riguardato anche due assessorati regionali: dall’Industria è andato via il Dg, mentre dal Turismo un altro alto funzionario. Tutti segni di una certa insofferenza a un sistema amministrativo. Con risvolti non sempre da premio.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

 

 

 

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