Trasporti e costi energetici, l’allarme di Confapi: “Così la Sardegna si ferma”

Secondo la confederazione delle Pmi l’Isola rischia una “strozzatura economica permanente”: chiesta una moratoria sugli Ets e una continuità territoriale per le merci.

La crisi dei collegamenti con la Sardegna è ormai diventata una “strozzatura economica permanente” per il sistema produttivo dell’isola. A denunciarlo è Confapi, la confederazione delle piccole e medie industrie italiane, che parla apertamente di una situazione “al collasso” e chiede interventi immediati da parte dello Stato e dell’Unione europea.

Il nodo principale riguarda il quadro normativo europeo. “La Sardegna subisce oggi una condizione che in altri contesti europei è stata riconosciuta come inaccettabile e corretta con strumenti pubblici mirati”, afferma Cristian Camisa, presidente nazionale di Confapi e membro del Comitato economico e sociale europeo. Camisa annuncia l’intenzione di portare la questione a Bruxelles: “In qualità di membro del Cese porterò ai tavoli europei la necessità che l’Italia negozi con la Commissione il riconoscimento per la Sardegna di uno status simile a quello delle Regioni ultraperiferiche”.

Il riferimento è ai territori insulari europei che beneficiano delle deroghe previste dall’articolo 349 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, come le Azzorre o la Martinica, che ricevono sostegni pubblici specifici per compensare i costi della distanza geografica. “La Francia ha ottenuto l’autorizzazione a sostenere con circa 120 milioni di euro all’anno il trasporto verso la Corsica – osserva Camisa –. L’Italia deve avere la stessa forza politica per tutelare la sua seconda isola più grande e più lontana”.

Secondo Confapi il rischio più immediato riguarda l’impatto del sistema Ets (Emission trading system) sul trasporto marittimo. Molte regioni ultraperiferiche sono esentate o compensate fino al 2030, mentre la Sardegna rischia di subire per intero i rincari previsti dal 2026. L’aumento dei costi delle traversate, avverte l’associazione, potrebbe arrivare oltre il 40 per cento, rendendo sempre più difficile l’importazione delle materie prime e l’esportazione dei prodotti sardi.

“Le imprese sarde subiscono una penalizzazione strutturale che non può più essere ignorata”, afferma Giorgio Delpiano, presidente di Confapi Sardegna. Per l’associazione la Regione dovrebbe intervenire rapidamente utilizzando le risorse disponibili. “I risparmi generati dagli esiti delle gare sulla continuità territoriale aerea, dove le compagnie hanno operato senza oneri, devono essere reinvestiti per far nascere una vera continuità territoriale per le merci”. L’obiettivo, spiega Delpiano, è garantire “obblighi di servizio pubblico che prevedano capacità minima garantita e la certezza del viaggio, sottraendo la logistica sarda alla stagionalità del mercato passeggeri”.

Un allarme arriva anche dal settore logistico. “Le aziende di trasporto dichiarano di essere allo stremo a causa dei rincari energetici e della pressione del sistema Ets sul trasporto marittimo”, afferma Gianfrancesco Lecca, vicepresidente di Confapi Sardegna e delegato ai trasporti. La preoccupazione riguarda anche le nuove norme ambientali europee: “L’ulteriore problema è l’imminente entrata in vigore degli Ets 2, che colpiranno direttamente il trasporto su gomma”.

Secondo Lecca la combinazione di questi fattori rischia di bloccare l’economia dell’isola. “Senza una sospensione immediata degli Ets attuali e una moratoria sui nuovi balzelli ambientali – avverte – il rischio è il blocco totale della produzione sarda, impossibilitata a muovere le merci a costi equilibrati”.

Per Confapi la priorità è quindi aprire un negoziato con l’Unione europea per ottenere per la Sardegna uno status analogo a quello delle regioni ultraperiferiche, sospendere l’impatto del sistema Ets sulle rotte insulari e creare un fondo dedicato alla continuità territoriale delle merci.

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