Il Comitato della redazione cagliaritana: “Noi discriminati, il nostro futuro pare già segnato”.
di Francesca Mulas
Si fa sempre più tesa la situazione dentro Tiscali, oggi Tessellis spa, e sempre più preoccupante il futuro per i dodici giornalisti e giornaliste di Tiscali Notizie: mentre la società è alle prese con un debito di quasi 75 milioni e 600 lavoratori e lavoratrici sono a rischio, la redazione giornalistica è in allarme perché pare che il licenziamento sia a un passo.
La crisi dell’azienda con sede a Sa Illetta, appena fuori Cagliari, e oltre seicento dipendenti in tutto il Paese è iniziata anni fa, in un clima di generale sfiducia dentro un mercato, quello delle telecomunicazioni, che sembrava saturo. Tra la fine 2021 e i primi 2022 Renato Soru lasciava progressivamente Tiscali, da lui fondata nel 1998 e per anni azienda di primissimo piano nelle telecomunicazioni e in particolare nell’accesso a internet, per fonderla con Linkem.
Da allora la società è stata riorganizzata con sempre più spazio al settore dei servizi e sempre meno per la redazione, che ha continuato a gestire una testata giornalistica, Tiscali Notizie, con otto milioni di contatti unici al mese. La stessa redazione era stata oggetto, oltre vent’anni fa, di una dura vertenza che aveva poi portato all’applicazione del contratto giornalistico nazionale.
“Da oltre vent’anni offriamo informazione costantemente aggiornata con un’ottima web reputation che permette all’azienda di avere contatti e investitori – sottolinea Cristiano Sanna Martini, uno dei tre giornalisti, insieme ad Antonella Loi e Andrea Curreli, del comitato di redazione – ma oggi il nostro futuro appare già segnato”.
Secondo il Cdr, mentre Tesselis ha attivato contratti di solidarietà con riduzione dello stipendio e delle ore lavorative al 20%, non sembra ci sia la stessa preoccupazione per la sorte dei 12 dipendenti della redazione a cui hanno imposto un taglio del 55%. E mentre ai contratti telecomunicazioni hanno offerto esodi incentivati, i dodici giornalisti hanno come unica prospettiva la cassa integrazione a zero ore o il licenziamento.
Entro aprile, pare, la vertenza giornalisti dovrà essere chiusa. Nel frattempo la società ligure Canarbino vorrebbe affittare per un anno un ramo d’azienda, il btc (businesso to consumer) quello dei servizi ai cittadini, ma la ricomposizione della crisi è sul tavolo del Tribunale di Cagliari che attende la relazione del perito della Camera di Commercio per l’autorizzazione o la messa in liquidazione.
In questo contesto critico i giornalisti e le giornaliste temono per il proprio futuro: “L’azienda usa due pesi e due misure nei confronti dei suoi dipendenti a seconda del tipo di contratto loro applicato. A chi per 25 anni ha svolto il suo lavoro con dedizione e passione, rispondendo peraltro a un’esigenza imprenditoriale che individuava nell’informazione uno strumento capace di veicolare traffico utile alla vendita dei prodotti aziendali e agli introiti pubblicitari, oggi, senza alcuna remora, si vorrebbe dare il benservito”.






