Sardegna in fondo alla graduatoria per i laureati tra i 25 e i 49 anni. Confindustria: “Divario che costa 520 milioni l’anno”

Il report del Centro studi Confindustria Sardegna lega istruzione universitaria e redditi: “Capitale umano leva decisiva per la crescita”.

La Sardegna resta in fondo alle graduatorie nazionali per incidenza dei laureati nella fascia tra i 25 e i 49 anni. È quanto emerge dal nuovo report dal titolo “Capitale umano e redditi in Sardegna: il legame tra istruzione universitaria e divari territoriali”, pubblicato dal Centro Studi Confindustria Sardegna, che analizza in modo empirico la relazione tra diffusione dell’istruzione universitaria e livelli reddituali nei 377 Comuni dell’isola.

Lo studio integra diversi indicatori sull’incidenza dei laureati, nel medio e nel lungo periodo, con le principali misure del reddito su scala comunale. L’analisi è stata condotta attraverso correlazioni e regressioni lineari, controllando per dimensione demografica e caratteristiche strutturali dei territori. In termini quantitativi, le stime indicano che un aumento di un punto percentuale nella quota di laureati tra i 25 e i 49 anni è associato a un incremento di circa 117 euro nel reddito imponibile medio di ciascun Comune.

Moltiplicando tale incremento per il numero di contribuenti sardi, i 4,3 punti percentuali che separano l’isola dalla media italiana si tradurrebbero in un costo superiore ai 520 milioni di euro l’anno. I risultati evidenziano una relazione positiva e statisticamente significativa tra quota di laureati e livelli di reddito comunale, in particolare per il reddito da lavoro dipendente e per il reddito imponibile.

Il legame resta positivo e significativo anche escludendo dall’analisi i principali poli urbani e i rispettivi hinterland, a dimostrazione che la relazione tra capitale umano e reddito non è circoscritta ai grandi centri ma rappresenta una dinamica diffusa sul territorio regionale.

“Il problema non è soltanto quello, di per sé già gravissimo, che vede la Sardegna fortemente indietro rispetto alle altre regioni italiane, condividendo il penultimo posto con la Campania”, afferma Andrea Porcu, direttore di Confindustria Sardegna. “Ciò che forse è ancora più preoccupante è che questo avvenga nonostante Cagliari si collochi tra le primissime città italiane e anche Sassari, Nuoro e Oristano rientrino nel 10% dei Comuni più virtuosi del Paese. L’altra faccia di questa medaglia è, inevitabilmente, una distribuzione territoriale estremamente squilibrata, dove aree molto estese della Sardegna non raggiungono il 15% di laureati e, talvolta, nemmeno il 10%”.

“La diffusione dell’istruzione universitaria non costituisce soltanto un obiettivo formativo o sociale – prosegue Andrea Porcu – ma una leva strutturale di competitività e crescita economica per la Sardegna, con implicazioni rilevanti per le politiche pubbliche e per le strategie di sviluppo territoriale”.

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