Europa, in bilico le concessioni balneari. La Sardegna vuole la proroga di 15 anni

Dopo la tegola, comunque attesa, dell’annuncio di una procedura di infrazione per l’Italia da parte dell’Europa, il Governo ha confezionato una ricetta per evitare la messa in mora sul tema caldo delle concessioni marittime e balneari (la famigerata direttiva Bolkestein). Un nuovo intervento che dovrebbe correggere la norma che contiene la proroga degli affidamenti per 15 anni introdotta dall’ultima legge di Bilancio e che è in discussione in queste ore. Intanto però, due settimane fa, in Liguria, una Procura della Repubblica ha posto sotto inchiesta gli stabilimenti che violano la Bolkenstein, facendo carta straccia delle concessioni italiane ritenute non in linea con la normativa europea. Ed è quest’ultima, secondo quel magistrato a prevalere sulle proroghe italiane. Un pasticcio che attende di essere sciolto con i compromessi e le trattative a Bruxelles, ma che riguarda migliaia di imprese in tutta Italia, circa 900 in Sardegna, che vedrebbero di colpo crollare il proprio investimento economico.

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Ma in Sardegna il Consiglio regionale non aspetta l’Europa e ha approvato una mozione presentata dalla Lega per impegnare la Giunta a recepire la legge di bilancio nazionale che proroga di 15 anni la scadenza delle concessioni demaniali marittime. Il documento è passato con 26 voti favorevoli e impegna la Giunta e il suo presidente a impartire direttive ai Comuni per l’applicazione dei nuovi termini. “In tanti casi – ha spiegato il primo firmatario Dario Giagoni – le imprese balneari dell’Isola si sono viste negare l’accesso al credito a causa dell’incertezza che vigeva sulle scadenze”. Si tratta dunque di un provvedimento che “la Lega considera doveroso perché fortemente richiesto dal settore, e già emanato dalla quasi totalità delle altre regioni costiere italiane, fra cui Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia”. Norme che però, come nel caso della Liguria, sono state bocciate dalla Corte costituzionale e impugnate dalla Corte dei Conti che le ha ritenute troppo favorevoli a interessi di parte.

Contro la direttiva Bolkestein, che ha l’obiettivo di stabilire la parità di tutte le imprese e i professionisti nell’accesso ai mercati dell’Unione europea, si sono scagliate le associazioni di categoria dei balneari, appoggiate dal Governo che attraverso il ministro del Turismo Gianmarco Centinaio ha approvato l’allontanamento unilaterale della scadenza delle concessioni in essere per 15 anni. Le norme stabiliscono, tra le altre cose, che servizi e concessioni pubbliche debbano essere affidati ai privati tramite gare con regole equilibrate e pubblicità internazionale. I balneari sostengono di non rientrare nelle categorie indicate. I favorevoli alla direttiva chiedono invece di rispettare l’apertura delle concessioni sul libero mercato, la ‘liberazione’ delle spiagge, la libera concorrenza

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Per questo non è detto che il governatore Christian Solinas recepisca in automatico la mozione con una delibera ad hoc. In Aula, infatti, l’assessore dell’Urbanistica Quirico Sanna (Psd’Az), ha spiegato di essere impegnato alla ricerca di “una soluzione che va perseguita con serietà, allineandosi alle decisioni del Governo nazionale attese per le prossime ore”. Questo perché la legge nazionale supera di fatto la direttiva europea Bolkestein che obbliga lo Stato a mettere a gara le concessioni per le spiagge invece che affidarle sempre agli stessi, con l’obiettivo di stabilire la parità di tutte le imprese e i professionisti nell’accesso ai mercati dell’Ue. Insomma, c’è il rischio concreto che Bruxelles apra una procedura di infrazione.

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Anche per questo, una settimana fa, il ministro del Turismo Gian Marco Centinaio ha incontrato i sindacati dei balneari per mostrargli “il documento che stiamo cercando di condividere con l’Europa per evitare di incorrere nella procedura di infrazione”. Ed ecco perché Sanna ha parlato della necessità di attendere la prossima mossa del Governo. Tornando alla mozione, fatta eccezione per Eugenio Lai (LeU) e Giuseppe Meloni (Pd), il centrosinistra non ha partecipato al voto. “Mi rifiuto di associarmi ad un pasticcio che potrebbe causare un disastro”, ha motivato il capogruppo dem Gianfranco Ganau. Dopo il via libera, invece, ancora Giagoni ha ricordato che “sono ben novecento le imprese sarde che grazie a tale adeguamento avrebbero la possibilità di investire su acquisti di beni strumentali e di adeguamento impianti avendo più facile accesso a crediti in prospettiva di 15 anni”.

Mar.Pi.

 

 

 

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