Arenas: l’ex miniera sogna la rinascita. Ma ora è privata, per usucapione

Ha tutte le carte in regola per diventare la “Aspen” del Sulcis Iglesiente. Come la più famosa e rinomata località turistica nella contea di Pitkin, nello Stato del Colorado, anche “Arenas” è un importante ex centro minerario, incastonato tra le cime del massiccio del Marganai e immerso in una lussureggiante foresta di querce e lecci. Meta di cacciatori e cercatori di funghi (porcini) si trova a metà strada tra Domusnovas e Fluminimaggiore, lungo la SS 126, passando per l’area archeologica di Antas, sede dell’omonimo tempio di età punico-romana risalente al 500 a.C., nell’Iglesiente. Un gruppo di appassionati ne vorrebbe fare un centro sportivo nazionale e internazionale di eccellenza. Un punto di riferimento per tutte quelle pratiche e discipline dove sport, ambiente e cultura si fondono.

IL PROGETTO. Due biker del Sulcis sognano il più grande parco sportivo d’Europa

A complicare tutto però c’è un atto notarile che attesta che l’intera area è divenuta proprietà privata per usucapione. Si tratta di una superfice di circa 132 ettari con decine di immobili . E un valore di svariati milioni di euro.

Gli antefatti. Tutto nasce quando la Piombo Zincifera Sarda, controllata dall’EMSA (Ente Minerario Sardo) in base alla legge regionale n. 58 del 1987, viene autorizzata a trasferire alla Regione Sardegna il proprio patrimonio  immobiliare, con l’impegno di quest’ultima di destinare tale patrimonio per esigenze sociali e produttive. Il patrimonio immobiliare della ex Piombo Zincifera Sarda, confluita nel 1999 nella IGEA Spa, con successive delibere regionali, passerà poi in parte al Comune di Fluminimaggiore, per la parte ricadente nel territorio comunale, e in parte all’Azienda Foreste Demaniali della Regione Sardegna, oggi divenuto Ente Foreste. In questi anni però alcuni allevatori del posto, dicono i testimoni, hanno utilizzato queste aree come pascolo dei loro animali, se pur oggetto di lavori di ripristino ambientale e messa in sicurezza da parte dell’IGEA, che ha anche provveduto a delimitare con recinzioni le aree interessate alle bonifiche, con interdizione delle stesse. A quanto pare però i divieti non sono serviti a molto.

Uno in particolare, tal Gianpiero Pusceddu, dipendente dell’Ente Foreste, con funzioni di guardiano di queste aree, ha fatto però di più. Sembra se ne sia servito abbondantemente in questi anni, al punto da ritenere di essere in diritto di “donarlo” perfino al proprio figlio. E così il 24 maggio 2011, insieme alla propria moglie, si reca presso il notaio Carlo Mario De Magistris di Cagliari e stipulano un atto di donazione, in favore del proprio figlio Sergio, di un area di circa 132 ettari di cui “dichiarano che il proprio titolo d’acquisto deriva dal possesso dei terreni per oltre vent’anni in modo pacifico, continuo e ininterrotto e che, tuttavia, tale stato di fatto non è mai stato accertato con sentenza passata in giudicato”, così recita l’atto notarile. L’area in questione è proprio il compendio  immobiliare di Arenas in cui esiste il villaggio minerario, quasi completamente ristrutturato a spese del ministero dello Sviluppo Economico e in parte dalla Regione sarda, ossia denaro pubblico sonante, recuperando alloggi, un ristorante, una sala convegni ed altri servizi. Nel 2012 a Fluminimaggiore avviene l’avvicendamento alla guida del piccolo paese montano. Il nuovo sindaco, Nando Pellegrini, espressione di una lista civica, vista l’emergenza occupazionale con un tasso di disoccupazione che supera il 50%, dispone che venga eseguita, di concerto con l’Ente Foreste, la verifica delle proprietà immobiliari del Comune per poter dar corso ad alcuni progetti finalizzati alla creazione di nuova occupazione. Dalla verifica catastale congiunta degli immobili di proprietà del Comune emerge, con grande sorpresa di tutti, l’intestazione dell’area di Arenas a nome di Luigi Pusceddu, figlio del guardiano dell’Ente Foreste . “Abbiamo immediatamente avvertito la Regione di quanto era emerso, ha affermato il sindaco Pellegrini, e, nel 2013, dato in mano tutto ai legali che hanno presentato denuncia all’Autorità Giudiziaria. Stessa cosa mi risulta abbia fatto la Regione e l’Ente Foreste. Noi non siamo giudici, prosegue il Sindaco, per cui possiamo solo aspettare l’esito della causa, confidando in un percorso che sia il più breve possibile. Una cosa però va detta: questa situazione provocherà ritardi nello sblocco dell’area che nessuno è in grado di quantificare. Il rischio, grave, conclude Pellegrini, è che tutta l’area e i soldi spesi per le ristrutturazioni, vadano irrimediabilmente persi. Con grave danno per tutta la comunità fluminese, e non solo, che su quell’area ha riposto grandi aspettative”. 

LEGGI I DOCUMENTI:

La mappa della proprietà del Comune di Fluminimaggiore

La mappa dei terreni intestati per usucapione

Atto notarile di donazione privata

La storia. Lo sfruttamento della miniera di Arenas inizia, in modo razionale, nel 1877 con la società dell’inglese George Henfrey che ottiene la concessione mineraria dal Corpo delle Miniere di Iglesias. A causa di una crisi finanziaria della società inglese, nel 1891 la miniera passa alla francese Pertusola che continua l’attività estrattiva fino agli anni venti quando la vita di questa miniera sembrava finita. Invece alla fine degli anni trenta l’attività riprende, dopo la scoperta di un nuovo importante giacimento di minerale. E’  di quegli anni la costruzione della laveria Genne Carru (1942) collegata al pozzo Lheraud. Vennero realizzate linee ferroviarie a scartamento ridotto di collegamento con la vicina miniera di Tinì , ci fu un massiccio uso di mezzi meccanici come camion e pale meccaniche per l’estrazione del minerale dalle cave a cielo aperto e per la costruzione delle strade e iniziò a sorgere anche quello che diventerà il villaggio minerario di Arenas dove alloggiavano le famiglie dei minatori, con annesso spaccio, la piccola chiesa e la villa del direttore. Nell’immediato dopo guerra la miniera dava lavoro a circa 120 minatori e circa 30 impiegati. Negli anni sessanta la miniera inizia il suo lento declino, col passaggio alla Piombo Zincifera Sarda S.p.A., che terminerà definitivamente all’inizio degli anni ottanta quando anche la laveria verrà fermata. Intere colline, in quegli anni, scomparvero lasciando enormi squarci nei fianchi dei monti, discariche di detriti e ampi avvallamenti simili a enormi catini che durante l’inverno si riempiono d’acqua piovana creando dei laghi naturali.

Carlo Martinelli

 

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