L’Università di Aristan ricorda Antonello “tziu” Lai a due anni dalla scomparsa

La seconda lezione dell’Università di Aristan nell’anno accademico 2026 racconterà Antonello Lai, Tziu Lai per tutti, il “leggendario cronista di un’umanità invisibile”, come lo definiscono gli organizzatori. Il giornalista cagliaritano è morto il 1 agosto 2024 a 68 anni.

“I suoi reportage – prosegue la nota di Aristan, Facoltà di scienze della felicità ideata da Filippo Martinez – costituiscono un enorme corpus umanistico molto più vivo, molto più vero, molto più efficace delle disquisizioni dotte e spesso sussiegose di sociologi e antropologi alla moda. Tziu Lai non si scomponeva mai: sapeva dialogare acrobaticamente con poeti imprendibili come Alessandro Bergonzoni ma anche adeguarsi in scioltezza ai linguaggi delle suburre più impresentabili”.

L’appuntamento è mercoledì 8 aprile nell’aula magna del Seminario arcivescovile in via Cogoni 9 a Cagliari. La lezione inizierà alle 19:30, ma si potrà entrare dalle 18:45. In questa lezione lo racconteranno Alessandra Addari, sua direttrice a TCS; il regista Paolo Carboni e lo showman Ignazio Deligia (che gli dedicherà una canzone introdotta da Giacomo Serreli); e il suo storico cameraman Chicco Lecca. La Banda Musicale di Monastir, diretta dal maestro Alessandro Cabras, suonerà in suo onore un brano speciale.

Luca Cocco e Renzo Cugis leggeranno l’intervista che gli fece Giorgio Pisano nell’Unione sarda del 4 settembre 2005, intitolata “L’addetto stampa degli ultimissimi”: “È capitato che lo abbiano preso in giro, bastonato, cacciato malamente. C’è una passione quasi evangelica tra ziu Lai e il bestiario umano che propone nei suoi servizi televisivi. I giornalisti, cioè i suoi colleghi, non lo amano. Più esattamente: nella stragrande maggioranza dei casi, lo detestano. Ha la colpa di avventurarsi in territori dove nessun altro oserebbe e svilisce la categoria con la sua orgogliosa e sgarruppata ineleganza. Impensabile portarlo a una cena rotariana, mettergli la cravatta e farlo parlare a un congresso dove si discetta attorno a libertà di stampa, diritto di cronaca, completezza d’informazione. Antonello Lai è il collega impresentabile, la sorella mignotta di cui la famiglia bisbiglia ma non parla. Un dettaglio che abbia vinto numerosi premi nazionali (a cominciare da quello dedicato a Ilaria Alpi) e che chieda solo di poter dire, sorprendendo tutti, semplicemente grazie. ‘Grazie a chi, ieri e oggi, mi consente di occuparmi del sociale, di fare la televisione che sento'”.

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