Da Sardinia Spop Tourism ai pranzi sociali itineranti e il Net-walking, un percorso di nuovo ruralismo che mette al centro le persone e i legami nei territori marginalizzati dell’Isola.
di Andrea Tramonte
L’idea è quella di “invertire lo sguardo”, di vedere lo spopolamento come un vantaggio competitivo e lavorare su territori che “non sono mai marginali, ma marginalizzati”, senza romanticismi e andando oltre la contrapposizione tra città e campagna, centro e periferia. Per immaginare un “futuro locale” che metta al centro legami, relazioni e capitale sociale. Ru.Ra.Le è un progetto portato avanti da giovani sarde e sardi che condividono l’idea di nuovo ruralismo come pratica quotidiana e militante, capace di rimettere al centro i territori e le persone che li abitano.
Nel 2020 prende forma un primo esperimento che poi darà vita alle esperienze successive: Sardinia Spop Tourism. Un’iniziativa di valorizzazione territoriale che sceglie di “agire lontano dalle logiche estrattive e speculative” – spiega Paolo Costa, imprenditore e project manager di Ru.ra.le -, puntando invece sull’apprendimento non formale, sulla relazione e sulla costruzione di una rete umana diffusa nelle aree interne dell’Isola. Il progetto è alimentato in primis da sei ragazze: Nicoletta Galisai (Guspini), Annalisa Loddo (Alghero), Claudia Licheri (Abbasanta), Sabrina Tomasi (Gonnosfanadiga), Claudia Puligheddu (Cagliari), Clelia Porcheddu (Banari): tutte in un modo o nell’altro “rientranti” dopo esperienze di studio e lavoro in Italia e all’estero. “Ru.ra.le ha una funzione abilitante – spiega Costa -: non si concentra sul fare ma sull’amplificare. Nel 2025 abbiamo ripreso gli eventi di coesione, come i pranzi sociali: appuntamenti di per sé banalissimi che facciamo ogni mese in un territorio diverso, ospiti di una diversa organizzazione locale. Portiamo avanti un discorso di intermediazione per favorire la conoscenza reciproca e alimentare un capitale relazionale e sociale, un legame fiduciario che è fondamentale per attività for profit e no profit”.

Il discorso sul turismo è visto come leva “per rianimare un tessuto economico, incentrandolo sull’incontro e facendo corrispondere all’offerta turistica una armonia tra le persone”. Non esiste una sede fissa, perché il movimento è parte dell’identità dell’associazione. Ogni evento è diverso, perché diverso è il contesto che lo accoglie. Oggi Ru.ra.le conta 42 socie e soci, la rete di collaborazioni aumenta di continuo e cresce l’esigenza di strutturarsi meglio. Il prossimo passo è dare forma a un calendario annuale condiviso, per permettere anche a chi viene da fuori di incontrare questi territori e le persone che li abitano e li animano.
I primi esperimenti nascono in un contesto segnato dalle politiche per rianimare territori “depressi” – dalla Strategia nazionale per le aree interne al laboratorio di Riabitare l’Italia e dei libri pubblicati da Donzelli – ma sceglie di declinare questi riferimenti in modo operativo, a partire dalle comunità e dalle persone. Cercando di ribaltare – come detto – lo sguardo sullo spopolamento: aree meno densamente popolate, meno soggette a pressioni speculative e a dinamiche turistiche estrattive, possono diventare più attrattive proprio perché capaci di offrire tempo, relazioni e qualità dell’esperienza. Da qui nasce anche una mappatura dei territori, costruita come un “semaforo” che incrocia popolazione attuale e trend demografici, individuando situazioni più o meno critiche. E poi dare voce alle realtà imprenditoriali delle aree interne attraverso Le cartoline di chi resta per chi viaggia: storie di ritorni, di permanenze, di chi ha scelto di restare o di rientrare e di investire energie nei propri paesi. “Non cartoline per chi passa – sottolinea Costa – ma per chi resta. Era un modo per dire che questi luoghi non sono vuoti, ma abitati, attraversati, vissuti. La nostra è una tornanza con uno spirito di militanza”.
Accanto ai pranzi sociali ci sono le iniziative di Net-walking, letteralmente delle passeggiate per favorire la creazione di reti. “Un altro evento di socialità e coesione – spiega Costa – che portiamo avanti in territori diversi. Negli ultimi mesi Marceddì, Gonnosfanadiga, Desulo, Argentiera, Capoterra. In questi casi i gruppi che raduniamo sono ristretti, di circa 30 persone, per favorire la conoscenza reciproca in modo più strutturato. A volte si tratta di passeggiate in natura, in altri casi c’è anche una lettura critica dei luoghi: attraversiamo il territorio in modo consapevole, mostrando le cose belle ma anche i problemi”.
Ru.Ra.Le si definisce come un’organizzazione orizzontale, che rifugge la performatività e mette al centro il processo più che il risultato. Gli eventi di socialità e coesione – nove nel 2025 – sono volutamente semplici, ma ripetuti nel tempo, itineranti, costruiti insieme alle realtà locali che li ospitano. L’itineranza stessa diventa un metodo: “Non abbiamo una sede operativa – conclude Costa – perché ci muoviamo seguendo una rete umana. Ci si intende, si fanno cose assieme. È così che si produce capitale sociale”.









