A Nuoro una mostra racconta il rapporto artistico tra Giuseppe Pellizza da Volpedo e il pittore nuorese Antonio Ballero, tra paesaggi, sperimentazioni sul colore e impegno sociale.
Il Man di Nuoro rende omaggio a uno dei protagonisti della pittura sarda tra Otto e Novecento con la mostra “Pellizza e Ballero. La divina luce”, in programma dal 13 marzo al 14 giugno. Un percorso che mette in dialogo due figure centrali della storia dell’arte italiana: Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), tra i padri del divisionismo, e Antonio Ballero (1864-1932), artista nuorese che seppe raccogliere e rielaborare quelle ricerche portandole nel contesto culturale dell’isola. Curata dalla direttrice del museo Chiara Gatti, con la collaborazione di Rita Moro e la consulenza scientifica della studiosa del divisionismo Gabriella Belli, la mostra riunisce una trentina di opere in un percorso che ricostruisce il rapporto artistico tra i due pittori e l’influenza che il maestro piemontese esercitò sull’artista barbaricino.
Ballero, spiega Gatti, fu una figura di passaggio tra due stagioni della pittura: “Traghettò una pittura ancora intrisa di istanze realiste verso i modi sperimentali del divisionismo”, introducendo nella scena artistica sarda una ricerca più attenta alla luce e alla scomposizione del colore. Un processo che accompagnò il passaggio dalla cultura tardo-romantica dominante nell’isola a una pittura più aperta alle sperimentazioni scientifiche sul colore e alla rappresentazione sensibile del paesaggio.
A testimoniare il legame tra i due artisti c’è anche un carteggio conservato tra il 1904 e il 1907, dal quale emerge la profonda stima che Pellizza nutriva per il collega nuorese. In una delle lettere l’autore del celebre Quarto Stato arrivò a definire due dipinti di Ballero una vera e propria “rivelazione”. Il percorso espositivo segue l’evoluzione di questo dialogo artistico. Si parte dalle prime ricerche legate al pre-divisionismo, con opere come Mele e uva di Pellizza e Paesaggio con alberi di Ballero, per arrivare alla piena maturità divisionista e alla comune passione per il paesaggio. Da una parte le campagne attorno a Nuoro raccontate in Mattino di marzo, dall’altra i luoghi natali del pittore piemontese evocati in Mattino di maggio.
Il percorso si chiude con una sezione dedicata al rapporto tra arte e impegno sociale. Qui la figura di Pellizza è richiamata dal suo lavoro più noto, Il Quarto Stato, evocato attraverso fotografie e materiali video che ne raccontano la storia. Accanto a questa memoria simbolica compaiono alcune opere significative di Ballero, tra cui il trittico composto da “La processione notturna del giovedì santo”, “Preghiera per i morti in guerra” e “I rapsodi ciechi”, lavori in cui la dimensione rituale e collettiva della società sarda diventa materia pittorica. “Un’amicizia, un carteggio, una vocazione condivisa – sintetizza Gatti – per il paesaggio, per la pittura, per la capacità di tradurre i moti della terra in palpiti di colore”. In occasione dell’inaugurazione il museo ha presentato anche Isola di Man, un nuovo spazio espositivo dedicato all’approfondimento delle collezioni del museo, situato a pochi passi dalla sede principale. È stato inoltre annunciato il calendario delle prossime mostre, a partire dal 4 aprile con il progetto dell’artista Monica Biancardi, Il capitale che cresce, dedicato alla Palestina.






