Tra installazioni, mostre e nuove collaborazioni, il creativo di Ales riporta in Sardegna il suo percorso internazionale e una visione della moda come linguaggio culturale, non solo mercato.
di Francesca Mulas
Lavora da anni con i marchi più conosciuti al mondo ma la sua opera è sempre rimasta dietro le quinte, a suggerire con discrezione bellezza ed eleganza. Angelo Figus, nato 51 anni fa ad Ales e una vita trascorsa ad Anversa tra studi e lavoro, oggi si riavvicina alla sua Isola da cui, in realtà, non si è mai allontanato. Pochi giorni fa ha curato l‘installazione per Forme di Craft, rassegna dedicata al presente e al futuro dell’artigianato sardo in Manifattura a Cagliari realizzata e promossa da Sardegna Ricerche, a cura di Silvia Marcis – responsabile del progetto – e Roberta Morittu. Fino al 7 aprile, inoltre, è visitabile al Museo archeologico nazionale di Cagliari “Plissé semper plissé”, esposizione curata da Alessandro Lai, Maria Antonietta Mongiu e Francesco Muscolino, creazioni in dialogo con opere d’arte e reperti archeologici; tra gli artisti in mostra c’è anche Figus con le sue camicie, gonne e abiti.
Risponde al telefono dalla casa a cui è tornato, e non è un caso che sia il paese di Antonio Gramsci: la sua visione del fashion system riflette il pensiero dello scrittore, giornalista, intellettuale nato proprio ad Ales: “La moda è un sistema egemonico che necessita di brand e schiavi consumatori“, afferma. Secondo Figus, la moda dovrebbe smettere di essere finanza e tornare a essere cultura: “Oggi è scambi azionari e società quotate, i marchi sono in mano a colossi finanziari e si vende grazie allo storytelling – sottolinea – ma siamo arrivando a un punto di rottura: le persone preferiscono spendere in viaggi, gioielli, arte, sempre meno in abiti. Questa sfiducia porterà le case di moda a riconquistare il loro valore culturale”.
CREAZIONI, PROGETTI, COLLABORAZIONI: APRI LA GALLERIA PER VEDERE LE IMMAGINI
Laurea all’Accademia di belle arti ad Anversa, Figus, stilista e designer multidisciplinare, ha curato i costumi per opere liriche e presentato tra la fine dei Novanta e i primi Duemila le sue prime collezioni personali per uomo e donna. Oggi è direttore creativo di Pitti Filati, dopo esserlo stato per Pitti Immagine, ed è color trend forecaster, consulente su colori e visione, per società e aziende non solo nella moda ma anche nell’arte, nella comunicazione, nella produzione.

La sua è una formazione a 360 gradi: “Nei miei studi ho conosciuto tutti i processi creativi – racconta – e attualmente mi occupo di consulenza in ambiti molto differenti: case automobilistiche, aziende alimentari, abbigliamento e soprattutto tessuti e filati”. Tra le sue recenti collaborazioni c’è quella con produttori di tessuti tecnici per lo sport: “Sono materiali di sintesi ma a impatto zero: oggi si possono creare produzioni sostenibili anche se non hanno nulla di naturale”, racconta. Tra le sue passioni l’arte e l’archeologia: suoi gli allestimenti delle mostre “I Longobardi” a Napoli, “Eurasia” e “Le civiltà e il Mediterraneo” a Cagliari.
Il lavoro che ha portato in Manifattura nei giorni scorsi per la rassegna “Craft” è invece un dialogo tra moda e oreficeria: calzature create in filigrana. “Spesso moda e oreficeria sono viste sullo stesso piano, in realtà la gioielleria, in particolare quella tradizionale sarda, è un qualcosa di spirituale, raggiunge un livello di perfezione quasi assoluto ed è profondamente legata ai simboli della vita stessa: con questa installazione ho voluto creare un collegamento tra il mondo terreno, con la scarpa, l’oggetto più transitorio della moda, e quello più spirituale della filigrana, una tecnica che amo molto perché è la stessa usata nel filo e nel tessile, con cui ho una connessione profonda”.
Secondo lo stilista e designer di Ales, dunque, la moda è sempre più denaro e meno cultura. Come possiamo tornare agli oggetti creati con cura e passione? “Dobbiamo smettere di abituarci alla mediocrità: se continueremo a educare i più giovani al brutto, all’imperfezione, alla volgarità, la nostra società resterà così. La perfezione e la bellezza devono appartenere a tutti e tutte“.






