La musica di un violino e delle pietre di Sciola per l’ultimo saluto a Maria Lai

La terrazza di Cardedu con la fontana di Nivola, rende immediatamente riconoscibile la casa di Maria Lai, che sbuca dal groviglio di abitazioni che si affacciano sulla strada strettissima che conduce in cima alla collina. La fontana è solo il primo di un’infinità di oggetti che parlano di Maria, della sua semplicità e della sua arte. La bara è esposta  nella stanza di Giuliana, la sorella scomparsa qualche mese fa, di fronte allo scaffale che contiene le stoffe e l’attrezzatura per il cucito, alla rinfusa. E poi tanti libri.

Non ci sono lacrime , ma solo omaggi, tributi di riconoscenza e tanti ricordi. “Le parole non sono grandi abbastanza per ricordare Maria”, dice tra i singhiozzi Antonio Salvatore, musicista dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma che, nella chiesa di San Paolo Apostolo, imbraccia il suo violino e, accompagnato al piano dalla moglie Nina Botta, esegue l’Ave Maria. “Quando veniva a Roma – ricorda Nina Botta – Maria veniva a noi. Nella nostra casa c’è  la stanza di Maria, la stessa dove la notte, anziché dormire, stavamo tutti insieme a sentire le sue favole”.

A cantare per l’artista, ci sono anche il coro maschile di Arbatax e quello parrocchiale di Cardedu. E suona le sue pietre  Pinuccio Sciola per l’ultimo saluto all’amica di una vita.

In prima fila, le autorità: i sindaci di Ulassai, il suo paese, e quello di Cardedu, ma anche il sindaco di Orotelli, Nannino Marteddu, per via dell’amicizia di Maria con lo scrittore Salvatore Cambosu. Ci sono la vicepresidente della Regione Simona De Francisci, i presidenti delle Province di Cagliari e Ogliastra, Angela Quaquero e Bruno Pilia, l’ex presidente della Regione Pietrino Soddu. E accanto a loro tanti amici di Ulassai e dei paesi vicini.

Giunto da Perdasdefogu, il giornalista Giacomo Mameli inizia così il suo saluto a Maria: “Che bello quel libro sulla tua bara”. I nipoti e i pronipoti non hanno voluto omaggiarla con i fiori – “Non avrebbe gradito” – ma hanno voluto che ad accompagnarla nel suo ultimo viaggio fosse uno dei suoi libri, quello trafitto di aghi e di fili che lei amava tanto.

Tutto nella chiesa di San Paolo Apostolo parla di Maria e della sua arte. A cominciare dai muri in cui sono esposti i suoi quadri che raccontano la via crucis con le pietre di fiume e lo spago da pacco.  La nipote Maria Sofia, figlia di Giuliana, ha voluto avvolgere l’altare con una tovaglia con i piccoli quadri rossi e bianchi che Maria aveva creato in occasione di una cerimonia familiare.

Ci sono anche, in lacrime, i ragazzi della Stazione dell’arte di Ulassai a salutare la loro maestra:”Non la ringrazieremo mai abbastanza per ciò che ha fatto per noi e per il nostro paese” dice Claudia Contu, una delle guide. Adesso la Stazione dà lavoro a sei persone. E’ il compimento di un viaggio cominciato nel 1981 quando Maria ebbe l’idea magica di ‘legare’ le case del paese alla montagna.  “Quel messaggio – dice Giacomo Mameli – lo abbiamo capito e lo stiamo capendo ora sempre più: hai voluto fare una lezione di educazione civica, di pace di ricerca di dialogo”.“In questo momento sento che lei è presente in mezzo a noi – dice monsignor Antioco Piseddu, vescovo dell’Ogliastra – Maria era una donna di grandissima umanità e doti artistiche e attraverso la sua arte ha captato il mistero del mondo”.

Maria Giovanna Fossati

(l’illustrazione di questo articolo è un disegno-omaggio di Lorenzo Vacca per Maria Lai)

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