Guido Costa fu una delle figure di spicco del mondo della cultura sarda del suo tempo. Cresciuto in una famiglia di vasti interessi culturali (il padre era Enrico Costa, noto scrittore e studioso della Sardegna), di professione insegnante di inglese, fu anche giornalista pubblicista, conferenziere. La sua conoscenza della lingua inglese lo mise in contatto con il mondo anglosassone con cui stabilì importanti scambi culturali e collaborazioni culminate con un saggio di 75 pagine, pubblicato sul National Geographic Magazine, una approfondita analisi storica, sociale e d economica della Sardegna. Fu anche un buon fotografo che definire dilettante è riduttivo: le sue fotografie sulla Sardegna del ‘900 sono la testimonianza di una cultura visuale ben sviluppata e di una capacità tecnica notevole.

Ora l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna, in collaborazione con Deamater e il Comune di Olbia, presenta la mostra fotografica GUIDO COSTA, FOTOGRAFIE DELLA SARDEGNA NEL PRIMO NOVECENTO. L’intero fondo sarà esposto a Olbia, nella Sala EXPO, in via Porto Romano sino al 31 agosto 2018. La pubblicazione che accompagna la mostra, edita dalla Ilisso, presenta le immagini seguendo un itinerario ideale che parte da Cagliari e termina al nord con l’isola di Caprera. Nella prima parte viene presentata una ampia selezione di tavole a tutta pagina e talvolta a doppia pagina. Segue una sezione strettamente catalografica in cui le immagini sono descritte nei dettagli e con i dati tecnici, sotto forma di scheda, accompagnate anche da brevi brani tratti da testi di Guido Costa ad esse attinenti per tematica.
Costa indaga i principali aspetti della cultura materiale della Sardegna come costumi, ceramiche, tessiture, cestineria, nonché numerosi ritratti, foto di gruppo, architetture religiose, abitazioni rurali e paesaggi dell’Isola. il lavoro di Costa è racconto a metà strada fra un taccuino di viaggio dello studioso e il racconto di un viaggiatore attento. Colpisce, in un fotografo definito “dilettante” la cura delle inquadrature e la notevole capacità tecnica nel padroneggiare le complesse operazioni di ripresa e di sviluppo delle lastre fotografiche in uso al tempo. Una mostra da non perdere.
Enrico Pinna










