La Sinistra sarda davanti al processo costituente di Sinistra Italiana

Da Alessandro Tedde, presidente nazionale di Sinistra XXI, componente del comitato promotore sardo di Sinistra Italiana, riceviamo e pubblichiamo. 

Lo scorso 30 aprile, al centro Sa Rodia di Oristano, è formalmente nato il comitato promotore sardo della Sinistra Italiana, con il compito di portare la specificità della sinistra isolana dentro il percorso fondativo del nuovo partito.
Una necessità emersa dopo la fine di ogni spinta propulsiva dell’esperienza di Sinistra Ecologia e Libertà nei confronti del campo progressista, come dimostrano le deludenti esperienze della giunta Pigliaru e della sua maggioranza, ma soprattutto dopo lo slancio impresso dalle sinistre di tutto il mondo per trovare una nuova proposta politica di uscita dal capitalismo che rimetta al centro democrazia dei lavoratori, autogoverno popolare, costituzione e socialismo.
Nei 24 interventi succedutisi nella giornata, di cui 8 degli invitati (tra cui il segretario generale della CGIL sarda, segnale politico del fatto che la nuova sinistra italiana ha nella centralità del lavoro il suo valore fondamentale), ben 12 sono stati quelli dei delegati dei comitati promotori del nord Sardegna, da tempo costituiti ed operanti, i quali hanno lanciato l’accorato appello ad accettare la sfida di SI in tutta la regione.
Anche per questo, all’interno del comitato promotore sardo, è stata data fiducia ai compagni del Sud che hanno assunto il compito di potenziare i comitati della fascia centrale della Sardegna, specie l’oristanese che da anni ha un rapporto conflittuale con la sinistra, che in quelle zone patisce una debolezza strutturale dovuta ad una storica incapacità nel dare risposte a quel territorio.
L’assise regionale ha colto in pieno la sollecitazione venuta dalla grande assemblea tenutasi a Roma nel febbraio scorso, che ha sostituito l’input centrale del gruppo parlamentare con la presenza delle rappresentanze territoriali, a cui la Sardegna presto dovrà contribuire con la nomina di almeno tre componenti nel comitato promotore nazionale, oltre al deputato Michele Piras (originario di Borore, ma da anni radicato nel Sud Sardegna).
Non preoccupano, invece, le assenze di quello che dal 30 aprile può essere ormai considerato l’ex gruppo dirigente regionale di Sel che, come l’ultimo giapponese, è rimasto aggrappato al feticcio simbolico di un partito, il cui ineluttabile scioglimento è già stato votato dagli organismi nazionali ed è previsto entro il congresso costitutivo di Sinistra Italiana dal 2 al 4 dicembre prossimo a Roma.
Il dubbio, più esistenziale che metodico, che da Cagliari è giunto fino a Roma ha ulteriormente inciso sulla crisi di identità che da alcuni mesi ha colto il senatore Luciano Uras, prima oppostosi alla nascita di SI (in una lotta impari contro la realtà storica) e poi espressosi per il disimpegno rispetto al comitato per il NO al referendum sulla riforma costituzionale, che invece Sinistra Italiana ha definito come sua battaglia fondativa, come ben sottolineato dall’ottimo intervento di Stefano Quaranta, deputato della commissione affari costituzionali, presente alla riuscita assemblea oristanese.
Dopo l’assemblea di Oristano, però, il messaggio risuoni chiaro nelle menti dei dubbiosi: “non avete fermato il vento, gli avete solo fatto perdere tempo”. Faber dixit.

 

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