Nascono 17 ospedali di comunità, la Giunta regionale vara il riassetto della sanità territoriale

La nuova programmazione punta a incrementare progressivamente la dotazione di posti letto, superando i target minimi previsti a livello nazionale e arrivando fino a 0,3 posti letto ogni mille abitanti.

Il riutilizzo di strutture già esistenti, come Binaghi e il Marino a Cagliari, il San Camillo di Sassari, ma anche l’attivazione o il completamento di nuove sedi. La Giunta regionale ha approvato l’aggiornamento della programmazione degli ospedali di comunità in Sardegna, nell’ambito del riassetto dell’assistenza territoriale previsto dal DM 77 e finanziato attraverso le risorse del Pnrr – Missione 6 Salute.

Il provvedimento ridefinisce la distribuzione e il numero dei posti letto nelle strutture intermedie su tutto il territorio regionale. In particolare, la nuova programmazione punta a incrementare progressivamente la dotazione di posti letto, superando i target minimi previsti a livello nazionale e arrivando fino a 0,3 posti letto ogni mille abitanti, per garantire una maggiore capacità di presa in carico dei pazienti in fase post-acuta e di decongestionare gli ospedali per acuti.

Il piano, nell’allegato, individua per ciascun territorio le sedi operative – spesso all’interno di presidi ospedalieri esistenti o strutture sanitarie riconvertite – e la relativa dotazione di posti letto. La distribuzione coinvolge capillarmente tutta l’isola: nel Nord Sardegna (ASL di Sassari e Gallura) sono previste strutture a Sassari, Ozieri, Ittiri, Olbia, La Maddalena e Tempio Pausania; nelle aree interne (Nuoro e Ogliastra) a Nuoro, Macomer, Sorgono e Lanusei; nel Centro-Ovest (Oristano e Medio Campidano) a Ghilarza, Bosa e San Gavino; nel Sud (Sulcis Iglesiente e Cagliari) a Iglesias, Cagliari, Muravera e Isili.
Il modello prevede sia il riutilizzo di strutture già esistenti – come gli ospedali Binaghi e Marino a Cagliari o il San Camillo a Sassari – sia l’attivazione o il completamento di nuove sedi, alcune delle quali ancora da finanziare, garantendo così una copertura omogenea e prossima ai cittadini anche nelle aree interne e più disagiate. Nel complesso, la programmazione definisce una rete territoriale strutturata di posti letto di assistenza intermedia distribuiti sull’intero territorio regionale, con l’obiettivo di rafforzare la presa in carico post-acuta e ridurre la pressione sugli ospedali per acuti. E vengono attivati moduli dedicati alle dimissioni (discharge room) nelle principali aziende ospedaliere, per favorire la continuità assistenziale e ridurre i tempi di permanenza nei reparti.

La delibera sarà ora trasmessa al Consiglio regionale per l’acquisizione del parere della Commissione competente. “Con questo provvedimento rafforziamo in modo concreto la sanità di prossimità, costruendo una rete territoriale più solida e capace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini. Gli ospedali di comunità rappresentano un tassello fondamentale per garantire continuità assistenziale, ridurre i ricoveri impropri e migliorare la qualità delle cure in tutta la Sardegna”, ha detto la governatrice e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde.

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