Comparto unico regionale, sì alla leggina che corregge i rilievi del Governo. Ora la strada è in discesa

Il Governo aveva eccepito una violazione delle competenze statali, in particolare sui criteri di rappresentatività sindacale e sul coordinamento della finanza pubblica.

La strada per superare le disparità tra i lavoratori pubblici, riconoscendo pari diritti, pari tutele contrattuali ai dipendenti di Regione ed enti locali, ora torna in discesa. Il Consiglio regionale ha approvato in pochi minuti e all’unanimità la proposta di legge 182 sul comparto unico di contrattazione collettiva, che corregge e mette al riparo il sistema dalle eccezioni di costituzionalità già espresse dal governo con l’impugnazione della precedente norma approvata a ottobre 2025.

Il Governo aveva eccepito una violazione delle competenze statali, in particolare sui criteri di rappresentatività sindacale e sul coordinamento della finanza pubblica. Il 10 giugno è prevista l’udienza della Corte costituzionale sui rilievi del governo, ma con questa approvazione la legge viene modificata e “non ci dovrebbe essere nessun ostacolo”, sottolinea Deborah Golme, presidente del Comitato per il Comparto unico.

La riforma strutturale del pubblico impiego regionale, come è noto, è finalizzata a equiparare il trattamento economico e giuridico dei dipendenti degli enti locali a quello del personale regionale. L’obiettivo è arginare la fuga di lavoratori dai Comuni verso la Regione, armonizzando i contratti e promuovendo l’equità salariale con fondi dedicati. “Il comparto unico si rende necessario sia per evitare lo spopolamento sul posto di lavoro – aggiunge Golme – ovvero nell’ente locale, ma soprattutto per evitare lo spopolamento dei piccoli Comuni, perché le persone si muovono per lavorare e ormai il lavoro in un ente locale non è più appetibile, perché ci sono delle differenze, purtroppo importanti”.

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