Sanità sarda. Uno stipendificio a carico dei contribuenti

I conti in rosso della Sanità. Dati che fanno tremare i polsi. Il confronto con le altre regioni. L’ANALISI DI GIANDOMENICO MELE

Costi standard nella sanità? Taglio dei piccoli ospedali? San Raffaele in rampa di lancio? I territori chiedono più posti letto, un presidio ospedaliero anche per i piccoli paesi, tutti vogliono qualcosa, ma intanto i conti della sanità sarda sono sempre più in rosso. E subito dopo il flop in Consiglio regionale della leggina salva-Asl, con i sardi a ripianare con 115 milioni di euro i debiti della sanità dell’Isola, spuntano i conti in rosso in corsia.

A svelarlo l’indagine condotta da Il Sole24Ore sulla base dei dati della Corte dei Conti sulla Gestione finanziaria delle Regioni nel biennio 2011-2012. I risultati per la Sardegna sono desolanti. Il dato di apertura rende evidente come la sanità sarda sia una sorta di stipendificio che mantiene in vita migliaia di famiglie, pagate però dai contribuenti. Un welfare anomalo che rinverdisce i fasti della mano pubblica sull’economia. La Sardegna ha 77 abitanti per unità di personale, la Lombardia ne ha 94. Conta certamente il discorso che una regione con bassa densità di popolazione abbia la necessità di presidi con maggiore personale. Ma la sproporzione è evidente.

 Partiamo da un dato che fa tremare i polsi ai contribuenti sardi: la Sardegna ha il 72% di medici in più della Lombardia in rapporto alla popolazione. Per elaborare le statistiche con “benchmark” più chiari, prendiamo le due Regioni più grandi e con la maggiore incidenza di spesa sanitaria: Lombardia e Lazio, seppur la prima modello di efficienza e la seconda sottoposta a commissariamento per eccesso di deficit sanitario. Ebbene la Sardegna vanta un medico ogni 346 abitanti, contro uno ogni 596 della Lombardia e uno ogni 555 del Lazio. Dunque i medici non mancano, anche se la loro incidenza su unità di popolazione, seppur maggiore di due regioni più grandi, non rappresenta forse uno scandalo. Magari si potrebbe discutere sull’ottimizzazione degli organici in ragione della soppressione di piccoli ospedali, presidi sanitari quasi “ di prossimità”, ma questo è un altro tema.

Passiamo alle altre voci. Abitanti per unità di personale: Sardegna 156, Lombardia 191, Lazio 207. Ma è sugli abitanti per dirigente che si toccano le note dolenti della spesa sanitaria sarda: la Sardegna ha un dirigente medico ogni 3.023 abitanti, mentre la Lombardia ne ha uno ogni 5.005 abitanti e il Lazio uno ogni 4.034 abitanti. In rapporto alla popolazione, la Sardegna ha più dirigenti medici di tutte le regioni italiane, escluse Liguria e Valle d’Aosta. In Italia abbiamo una media di un dirigente medico ogni 4.174 abitanti, in Sardegna non si bada a spese. Un dato che fotografa l’anomalia e che, anche in questo caso, conferma come i piccoli ospedali, tanti in Sardegna in rapporto alla popolazione, creino la moltiplicazione della dirigenza medica, troppi primariati, reparti doppione e spazio alle clientele politiche, con una conseguente incidenza maggiore sulla spesa sanitaria.

Hai voglia di parlare di taglio dei costi: la sanità in Sardegna è certamente servizio pubblico, ma soprattutto un enorme pozzo senza fondo per i soldi dei contribuenti. Il disavanzo complessivo in sei anni,dal 2006 al 2012, della sanità sarda è da brividi: un miliardo e 694 mila euro. Il più alto tra le Regioni non commissariate.

Una cosa è certa, il sardo preferisce farsi curare nelle strutture pubbliche o convenzionate. Se sia una questione di efficienza, non sta a noi dirlo. Sicuramente conta anche il generale livello dei redditi. Fatto sta che se nel 2011 la spesa privata dei cittadini sardi nella sanità è di 588 milioni di euro, con una spesa pro capite di 351 euro (contro i 589 della Lombardia), a far paura per i conti sono le spese sostenute dalla Regione: nel 2006 si registrava un passivo di 129 milioni di euro, mentre nel 2012 i debiti della sanità sarda sono saliti a quasi 372 milioni di euro.

Ha poco da rassicurare l’assessore regionale alla Sanità, Simona De Francisci, sulla chiusura dei piccoli ospedali. Saranno i primi a cadere sotto la scure dello Stato e per un motivo semplice: la Sardegna non si può permettere questa spesa sanitaria. Non lo può fare anche per mancata organicità delle voci di spesa.

Secondo la Relazione della Corte dei Conti sul biennio 2011-2012 risulta come la spesa corrente sulle voci della sanità sarda, durante la giunta Cappellacci, sono tra le più alte in Italia. Personale: in Sardegna le spese sono al 36,5% su una madia del 32,3%. Beni e servizi: in Sardegna il 20,9% contro la media italiana del 19,8%. Nella farmaceutica convenzionata la Sardegna è seconda, solo dopo la Sicilia, con il 10,2% della spesa sanitaria totale, contro una media nazionale (già tra le più alte in Europa) del 8,2%. Un gentile omaggio alla lobby farmaceutica con surplus di prescrizioni e consumo di farmaci.

Giandomenico Mele

 

 

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