Governatore Cappellacci, perché non si mette d’accordo con se stesso?

Il “Detto Fatto” e la situazione reale dell’Isola. Col record della dispersione scolastica. L’ANALISI DI SILVANO TAGLIAGAMBE

 

Presidente Cappellacci all’inizio del 2012 erano due le cose di cui andava più orgoglioso. Quali? Leggiamo il suo comunicato stampa del 17 gennaio di quell’anno: “Il Meridione d’Italia e le Isole si propongono come risorsa per il Paese e per l’Unione Europea”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, mentre è in corso l’incontro iniziato stamane tra il Governo e le Regioni del Mezzogiorno. Proponiamo modelli innovativi che possono diventare buone pratiche da estendere ad altre realtà e che sono idonei a promuovere un nuovo modello di sviluppo che sia foriero non solo di benefici economici, ma che porti anche un miglioramento della qualità della vita dei cittadini, nel rispetto dell’ambiente, del diritto alla salute e delle nostre identità”, ha aggiunto il presidente Cappellacci, che durante l’incontro ha illustrato il progetto per la scuola digitale e il piano Sardegna CO2.0, finalizzato a promuovere l’economia verde e le energie rinnovabili.

Presidente Cappellacci, il 2 agosto dello stesso anno nel corso di una conferenza stampa congiunta con l’assessore della Pubblica Istruzione Milia, affermava testualmente, come riporta il comunicato stampa della presidenza: “Il Progetto di Scuola Digitale rappresenta uno dei punti qualificanti dell’azione di governo della Giunta regionale”. Lo ha detto il presidente della Regione, Ugo Cappellacci nel corso della presentazione delle novità adottate. “Un progetto bandiera – ha sottolineato ancora Cappellacci – della legislatura in corso e della programmazione regionale dei fondi strutturali dell’Unione europea.”

E ancora: “Il bando per la realizzazione dei contenuti per la scuola digitale della Sardegna sarà rimodulato e pubblicato a settembre per essere adeguato alle direttive del Ministero e diventare così progetto pilota nazionale. La Sardegna si candida a diventare un Data Center nazionale dedicato alla scuola italiana ad elevata affidabilità, con la definitiva digitalizzazione della didattica, anche grazie allo sviluppo del cloud computing che consentirà inoltre la fruizione on-line di molti servizi per gli studenti, i docenti, le famiglie. Tutte le scuole e le aule saranno parte di una rete globale con connessione a banda larga in una infrastruttura architetturale di tipo cloud, la quale consentirà di estendere e condividere con altre scuole anche di altri Paesi le attività di costruzione della conoscenza.  Una vera rivoluzione didattica – ha sottolineato il presidente Cappellacci – che cambierà il modo di lavorare di 20 mila docenti”.

E infine: “E’ stato necessario, ha detto l’assessore Sergio Milia, rivedere una parte della gara perché il Governo ci ha nel mentre informato che garantirà la fornitura gratuita della piattaforma multimediale che avevamo già previsto nel bando. Questo ci ha consentito un risparmio di circa sette milioni di euro che destineremo all’acquisto dei primi Tablet che, nel primo ciclo, forniremo alle prime medie e alle prime superiori.”

Ora questo progetto rivoluzionario per la scuola che doveva fare della Sardegna la regione pilota del sistema scolastico nazionale è misteriosamente sparito dalla sua agenda e i progetti e gli interventi per l’istruzione non figurano più tra “le dieci cose di cui siamo più orgogliosi”. Perché? Lo vuole spiegare ai sardi una volta per tutte per quel “dovere di comunicazione e trasparenza” che rivendica con tanta enfasi nella sua prefazione autografata?

Questa esclusione vuol forse dire che non considera ormai importante la scuola e l’istruzione, che non è preoccupato del fatto che uno dei pochi primati autentici che la Sardegna ha raggiunto sotto la sua guida illuminata è quello per il livello di dispersione scolastica, che è ulteriormente cresciuto, al punto da indurre non lei, che evidentemente non si cura di questi dettagli e piccolezze, ma il ministro della Pubblica Istruzione, Maria Chiara Carrozza, a lanciare nel discorso pronunciato per l’apertura dell’anno scolastico in corso a Casal di Principe un autentico grido d’allarme che vale la pena di riportare testualmente: “Per quanto riguarda la dispersione scolastica, siamo lontani dai parametri europei. La Strategia Europa 2020 punta a scendere sotto il 10% di dispersione scolastica entro il 2020: il dato italiano del 2012 si attesta al 17,6%, a fronte di una media europea del 13,5%. Anche se il dato italiano appare in discesa rispetto agli ultimi anni, si riscontrano ancora picchi elevatissimi, soprattutto nelle isole (Sardegna, con il 25,8% e Sicilia, con il 25%) e al Sud”.

Presidente Cappellacci: 25,8% di dispersione, più di un quarto dell’intera popolazione scolastica! Anche questo dato va annoverato tra le cose di cui andare fieri? Dove sono i frutti della “vera rivoluzione didattica” che avete tanto pomposamente quanto impudentemente sbandierato meno di un anno e mezzo fa?

Non le sembra vergognoso che nelle 36 pagine di carta patinata propagandistica che le ha allestito una società in house della Regione non ci sia una sola parola dedicata alla scuola e al sistema dell’istruzione, se non per parlare dell’introduzione opzionale della lingua sarda nei programmi d’insegnamento? Che ne è di quanto lei stesso dichiarava al termine del confronto sui temi della ricerca e dell’innovazione tenutosi il 27 luglio dell’anno scorso a Cagliari con il ministro Profumo: “Scuola digitale, cloud computing, green economy e biotecnologie sono i campi applicativi nei quali la Sardegna già vanta importanti casi di eccellenza, che possono contribuire a creare le nuove filiere della nostra economia, idonee a portare nuovo sviluppo e occupazione nel rispetto dei nostri valori, delle nostre tradizioni e del nostro patrimonio ambientale e paesaggistico”.

Presidente Cappellacci per smontare l’impianto propagandistico del suo “Detto fatto” non c’è bisogno di rivolgersi al più accanito dei suoi oppositori. Basta e avanza lei stesso. È sufficiente mettere a confronto quel che fa scrivere qui con molta (troppa!) disinvoltura e quello che ha detto in altre occasioni e in tempi tutt’altro che lontani.
Presidente Cappellacci, se non si cura di rispondere ai sardi risponda almeno a se stesso!

Silvano Tagliagambe

 

 

 

 

 

 

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