Michela Murgia: “Il progetto va avanti ma non mi candido più”

Il progetto Sardegna Possibile va avanti ma Michela Murgia esclude di ricandidarsi alle prossime elezioni regionali. Lo ha dichiarato oggi la scrittrice in un’intervista alla Stampa. Alla domanda sull’eventualità di una sua ricandidatura, Murgia è netta: ”Se tra 5 anni il nome da candidare fosse ancora il mio, sarebbe il nostro fallimento. La politica è piena di padri che hanno soffocato i figli in culla, non aggiungerò il mio nome alla lista”.

Murgia si definisce sconfitta ”per l’aritmetica ma non per la politica. In cinque anni il centrosinistra ha smarrito 65 mila voti, Cappellacci 165 mila. Noi sette mesi fa non esistevamo, siamo partiti in 300 e arrivati in 76 mila”. L’esclusione dal Consiglio, aggiunge, ”è una delusione, merito di una legge liberticida e incostituzionale che premia partitini con un decimo dei nostri voti purché si intruppino con Pd e Fi”.

”Ad avermi colpito di più sono stati il livore e le menzogne. Le donne del Pd hanno idolatrato Daniela Santanchè, sempre antropologicamente vilipesa, solo perché mi attaccava in tv. La logica è: il nemico del mio nemico è il mio amico”, prosegue Murgia nell’intervista, in cui definisce ”prigioniero politico del Pd” il neogovernatore Francesco Pigliaru. ”Il Pd sardo ha chiamato Renzi chiedendo cosa fare di Francesca Barracciu, vincitrice delle primarie, che era bassa nei sondaggi. Questa è dipendenza”, osserva Murgia. Se al posto di Barracciu ci fosse stato un uomo, ”forse il Pd avrebbe fatto lo stesso, ma non con quella logica disumana, da branco contro la preda ferita. Fuori lei perché indagata, dentro quattro indagati in lista. E tre eletti”.

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